“Il governo praticamente si è dimenticato di noi”

Galeotto fu il coronavirus, con annessa quarantena. Bloccato nel suo studio di Padova, Alberto Biasi, uno dei più noti artisti italiani, tra i fondatori a fine anni ‘50 del gruppo N, si è messo a meditare sulla sua ormai lunga esperienza nel campo ottico cinetico. Ricavandone un’amara riflessione: l’Italia è matrigna con chi opera nell’arte figurativa; e Padova riesce ad esserlo di più e peggio. “È come se ci fosse una sorta di repulsione nei nostri confronti, e in questa fase di forzata pausa ne ho la conferma. Penso al ministro Franceschini, che giustamente sta intervenendo molto per musei, teatro, cinema, eventi… e lì si ferma”.

Il ministro pensa a musei, teatro, eventi e cinema; gli artisti sono emarginati

Ad aumentare l’amarezza di Biasi c’è il fatto che non è per nulla una novità, anzi: “È dagli ormai remoti tempi dei repubblicani del Pri al governo, con gli Spadolini e i Ronchey, che degli artisti non si parla più. Ci hanno relegato ai margini”.

E sì che si tratta di cittadini italiani a tutti gli effetti, a partire da quello economico, annota Biasi citando il suo stesso personale esempio: “Le tasse le paghiamo, eccome. Prendiamo il 2018, che pure è stato uno degli anni meno felici: ho versato allo Stato 117mila euro. In più, dopo 40 anni di insegnamento in cui ho regolarmente versato i contributi Inps, dal momento che dopo la pensione ho continuato a lavorare, ogni anno devo corrispondere all’Inps stesso il 10 per cento del mio guadagno netto senza che questo comporti un aumento del trattamento pensionistico.Nonostante tutto questo, lui al suo Paese rimane attaccato: in passato aveva avuto due proposte per trasferirsi all’estero, una a Londra e l’altra a Lugano, ma le ha rifiutate entrambe, “perché a me piace l’Italia, il Veneto, la mia Padova”.

Ne avrebbe avuto consistenti vantaggi anche dal punto di vista fiscale: in Svizzera, per dire, le tasse per gli artisti sono pari a zero; in casa sua, un anno è arrivato a versare oltre 600mila euro di Irpef.

Amaro pensiero da quarantena: nel Veneto molte realtà sono state costrette a emigrare

Ma Biasi non ne fa un caso personale: “Il problema è di come gli italiani concepiscono l’arte, e io ho il sospetto che fin dagli anni ‘50 dello scorso secolo siano diventati tutti filistei. I nostri artisti sono considerati ovunque i migliori al mondo, ma in casa nostra quando ci sarebbe bisogno di un qualche aiuto per allestire un evento o una mostra, si trova il deserto”. Gli esempi si sprecano, anche su altri piani: “Che fine ha fatto, per esempio, la legge che per ogni opera pubblica da realizzare stabiliva l’obbligo di destinare il 2 per cento alle opere d’arte? Sparita nel nulla”.

Altro vistoso caso è quello dell’Iva: “Fino alla fine del ‘900 in Italia ammontava al 20 per cento; poi in seguito a reiterati rimbrotti dell’Europa è stata abbassata al 10 per le vendite dirette dell’artista a collezionisti o galleristi; ma in maniera semiclandestina, tant’è che molti commercialisti continuano a ignorarlo. Prendiamo l’estero: in Francia è al 5,5, in Germania al 7, in Giappone al 5, in Svizzera all’8”. L’ultima beffa è legata proprio al Coronavirus: Biasi non può lavorare, perché le figure come la sua nei codici Ateco del 2007 sono state classificate tra le “attività creative, artistiche e di intrattenimento”. “Come dire che io sarei un saltimbanco”, ironizza.

“Eppure, nonostante tutto, ho rifiutato le proposte di trasferimento all’estero”

Tra gli amari pensieri da quarantena, ce n’è uno pure per la sua Padova: “Questa città ha avuto figure eccezionali in campo artistico, ma molte hanno avuto vita grama e per avere successo hanno dovuto emigrare. Penso a un Mantegna o a un Palladio, che la fama l’hanno trovata uno a Mantova e l’altro a Vicenza”. Come dire che la fuga dei cervelli è un problema decisamente stagionato.

 

Il contributo di Biasi per la Croce Rossa

ArteAtelier, diretta da Alessio Calestani, si occupa da anni di vendita di opere d’arte e non è mancata all’appuntamento con la solidarietà. Con una grande iniziativa, “La Migliore Offerta”, ha coinvolto lo scorso aprile Alberto Biasi, insieme a tanti altri colleghi, a donare le loro opere in aiuto della Croce Rossa Italiana per la gestione dell’emergenza da Coronavirus. Il maestro non è nuovo alle iniziative benefiche, a cominciare dalle raccolte fondi per l’alluvione di Firenze, per un ospedale da campo in Vietnam e via via per altri eventi che hanno messo il nostro Paese in ginocchio. Per esempio, il terremoto del Belice nel 1968, quello del Friuli nel 1976 e quelli più recenti de L’Aquila e dell’Emilia: soltanto alcune delle tragiche calamità naturali in cui l’artista ha fatto la sua parte contribuendo con generosità. La trasparenza di quest’ultima iniziativa, dove due opere di Biasi sono state aggiudicate a prezzi superiori rispetto alle quotazioni, è testimoniata dalla modalità di pagamento, direttamente a Croce Rossa Italiana e senza intermediari, sull’IBAN: IT 59 M 08327 03240 000000010004 BIC ROMAITRR.

Elena Altemura

 

 

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