Giuseppe Veneziano Novecento 2009

Opere di denuncia intrise di ironia e puntualmente provocatorie

 

Giuseppe, com’è che un bravo ragazzo nato a Mazzarino in Sicilia diventa il ragazzaccio ribelle dell’arte italiana?
Sono nato a Mazzarino, ma ho vissuto a Riesi. Un paese dell’entroterra siciliano che per diversi motivi, mi dispiace dirlo, ha influenzato la mia visione drammatica del mondo. Per fortuna, ho avuto dalla mia parte un forte senso dell’ironia che mi ha aiutato a superare diversi momenti difficili. Bravo ragazzo, in fondo, non lo sono stato mai. A scuola, ero abbastanza irriverente verso professori, bidelli e compagni di classe. Spesso erano oggetto di scherno sia materialmente che attraverso sarcastiche vignette che facevano il giro dell’istituto.

Hai una laurea in architettura e un passato da fumettista e vignettista per diverse testate. In che modo concili queste tre anime?
Credo che ogni esperienza lavorativa precedente si aggiunga al lavoro che fai adesso. La laurea in architettura mi è servita per affinare i metodi di progettazione di una mostra come di un’opera d’arte; dal fumetto e dalla satira politica ho sviluppato la capacità narrativa e di sintesi espressiva. Tre fattori determinanti che caratterizzano la mia pittura.

Opere di denuncia benché ironiche le tue, che puntualmente suscitano scalpore.
Quando realizzo una nuova opera penso di portarla a termine nel modo migliore possibile. Tutto nasce dall’idea che è sempre frutto di qualcosa che vedo, leggo o ascolto. Partendo da questi presupposti, mi limito a riportare su tela una mia riflessione. Se l’opera desta scalpore può darsi che sia la realtà stessa ad essere scandalosa.

Si direbbe che nel tuo lavoro, spesso, il pubblico fraintenda le intenzioni dell’artista.
Il pubblico legge il mio lavoro secondo il suo grado di conoscenza. Non credo ci siano letture sbagliate di un’opera d’arte. Se nascono più letture contrastanti è un fatto positivo, vuol dire che l’opera le contiene tutte. Più interpretazioni ci sono di un quadro, più risulta inafferrabile il suo significato.

La gente si scandalizza, però accorre in massa alle tue mostre. In fondo, vuole essere scandalizzata.
Più che scandalizzarsi, le persone hanno voglia di vivere nuove emozioni e l’arte spesso gliele fa vivere. Io affronto temi insoliti per un pittore, forse è questo elemento che incuriosisce lo spettatore.

Con una stesura piatta di colori zuccherini, rivisiti con accostamenti spiazzanti i grandi del rinascimento.
Il rinascimento è il periodo della storia dell’arte che prediligo ed è lì che spesso trovo nuovi spunti per rivisitare dei capolavori che amo profondamente. I miei colori sono originati dai carretti siciliani che hanno alimentato la mia fantasia da bambino, dai fumetti e cartoni animati nell’età adolescenziale e da molta pittura rinascimentale, mi riferisco in particolare a Michelangelo e Raffaello.

Si può dire che la tua cifra stilistica consista nel mescolare sacro e profano, arte colta e arte popolare.
Il titolo della mia monografia edita da Skira è appunto “Mash-Up” che vuol dire mescolare. Quello di mischiare le carte è un gioco che mi affascina perché genera spesso dei paradossi molto interessanti.

Qual è, finora, l’apprezzamento che ti ha fatto più piacere?
Ce ne sono stati tanti, quello più recente, indirettamente, è stato sapere che una mia opera è stata pubblicata in un libro su Raffaello Sanzio in occasione dei 500 anni dalla sua morte (ed. Skira) scritto da Luca Nannipieri.

 

Se la mia pittura desta scalpore può darsi che sia la realtà stessa a essere scandalosa

 

E la critica che ti ha fatto più male?
Tante critiche mi fanno male solo perché le trovo superficiali. Ma ancora più male mi ha f atto sapere che alcuni critici e giornalisti d’arte, durante la mia esposizione al Museo Riso di Palermo, si sono rifiutati di visitare e scrivere sulla mostra.

Ora, stai partendo per gli States. Che cosa combinerai Oltreoceano?
Il 4 giugno inaugurerò una mostra personale presso la Space Gallery Soho di New York. Molti quadri sono ancora in corso d’opera. Il titolo della rassegna sarà “Alter Ego” e ci saranno diverse novità. Non mancheranno naturalmente opere su Trump e sull’America in generale.

Lorella Pagnucco Salvemini

nella sua geografia dell’anima ha Venezia, la città natale, nel cuore e la Versilia eletta a buen retiro. Quando nell’adolescenza le chiedevano che cosa avrebbe desiderato fare da grande, rispondeva sicura: viaggiare e scrivere. Così, per raggiungere lo scopo, si è messa a studiare lingue prima, lettere poi. E sono oltre 30 anni che pubblica romanzi, saggi, scrive articoli, gira per il mondo. Ci sono tre cose - dice - di cui non può fare a meno: il mare, la scrittura, il caffè. Ah: è il direttore responsabile di ArteinWorld.

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