Quella grande mano con la scritta “Tutto è uno” presagiva il nostro presente

Matera, capitale europea della cultura per il 2019, è una città liberata dal tempo poiché trattiene il passato e il futuro in un presente di eterna sospensione. Non a caso ha ospitato lo scorso anno Il Giardino di Zyz, un’articolata, monumentale composizione dello scultore veneziano Gianfranco Meggiato che, riguardandola oggi in piena pandemia, assume il ruolo di profetica interpretazione di questo nostro periodo caratterizzato da una profonda difficoltà esistenziale.

Pensiamo alla gigantesca mano aperta, collocata sul belvedere della città, formata da cinquemila sacchi caratterizzati dai sette colori della pace su cui è impressa la dicitura “tutto è uno” nelle trenta lingue più parlate del pianeta. Questa mano che per i musulmani è di Fatima, per gli ebrei di Myriam, per i cristiani ortodossi di Maria e per i cattolici un segno di accoglienza nei confronti del diverso, è soprattutto un emblema di unione universale.

Il messaggio di pace viene espresso in trenta lingue diverse

Al centro spicca un fiore d’ulivo, simbolo di pace, mentre le sei agili e armoniose sculture d’alluminio che si elevano in aerea leggerezza all’interno della struttura rappresentano un prezioso alimento alla speranza. Costituiscono un crescendo di emozioni nel commento dell’autore: L’Incontro ribadisce che “la vita è fatta di incontri”; Il Soffio della Vita è “un arco che si tende, un accenno di DNA”; Triade evidenzia come “la ricerca di un equilibrio tra le diverse componenti caratterizzi tutta la nostra esistenza”; per Oltre “bisogna trovare la forza e il coraggio per crescere, per superare se stessi, per buttare il cuore oltre l’ostacolo”; quindi viene l’invito de L’Attimo Fuggente: “La vita è un attimo fuggente, vivila appieno perché non tornerà”; infine Il Volo proclama: “L’uomo non può accontentarsi della sola materialità, per sentirsi vivo non può non cercare di volare alto, di crescere spiritualmente, anche e soprattutto grazie alle difficoltà”.

Noi ora ci troviamo in una situazione di precarietà che riguarda l’intero pianeta ed è l’Arte (con la A maiuscola) a indicarci una soluzione che gratifichi il corpo e l’anima. Afferma Meggiato: “L’Arte per sua natura deve sempre essere collegata al proprio tempo, trovando anche il coraggio di indicare una via nella consapevolezza che anche i momenti peggiori della nostra esperienza sono quelli più importanti per capire e per cambiare”. D’altronde “noi siamo tutti foglie di uno stesso albero e, a pandemia finita, solo un nuovo approccio alla diversità può farci crescere come organismo umano”.

Per l’autore l’arte ci guida al superamento dei passaggi più duri della nostra vita

Così l’arte entra nella vita, la interpreta e, nel momento della difficoltà, ci invita a un’intima interrogazione per scoprire e per recuperare tutto ciò che nella frenesia del nostro tempo viene cancellato o perpetuamente rimandato. Oggi noi possiamo aprire i cassetti dell’anima e sfruttare questo difficile periodo “come occasione di crescita e di arricchimento”. Sotto tale aspetto la “grande mano” di Gianfranco Meggiato, aperta nei confronti dell’intera umanità, ci fa comprendere come “tutto sia uno” ovvero “come tutti siamo cellule dello stesso organismo colpito dalla malattia” e come la salvezza fisica e spirituale di ciascuno dipenda dalla salvaguardia di tale convincimento.

Atelier
Gianfranco Meggiato
www.gianfrancomeggiato.com 

 

L’opinione di Daniela Brignone, curatrice della mostra di Matera

Quanto è profetico quel Giardino di Zyz

Un lessico semplice che fa leva su valori e simbolismi universali per rappresentare il grande impegno di un artista a favore di una presa di coscienza individuale nei confronti dei fenomeni globali più incisivi del nostro secolo. Gianfranco Meggiato parte dalla storia per raccontare il presente, ribadendo il ruolo sociale dell’arte soprattutto nell’eccezionalità di periodi come quello attuale: un’invocazione all’unione tra i popoli in virtù di una comunanza che ci rende consapevoli di un’unica provenienza. “Tutto è Uno” è il principio di tutte le cose ed è il messaggio dell’ultima installazione, Il Giardino di Zyz. Una grande mano collocata sul Belvedere del Parco della Murgia in una Matera ancestrale, Capitale della Cultura Europea nel 2019, è un inno di speranza perché la visione individuale diventi visione globale, superando la superficialità e l’insignificanza per approdare ad una cultura sociale della coesistenza. Un viaggio iniziatico alla scoperta del “principio” che prese il via nel 2018 a Palermo in occasione della nota biennale Manifesta 12 con la “Spirale della vita”, un’installazione dedicata alle vittime della mafia. Lavori che proseguiranno il cammino in altre città del mondo perché ne sia divulgato il messaggio.

Daniela Brignone

 

 

è nato a Genova e vive a Pegli con uno sguardo ai monti e uno al mare dal cui contrasto nasce l’ispirazione. Si occupa d’arte contemporanea da più di quarant’anni avendo avuto la fortuna di conoscere e di frequentare importanti artisti come Enrico Baj, Arnaldo Pomodoro e Fernando Botero, tanto per citarne alcuni, cercando di indagare l’intima motivazione del loro gesto creativo da riversare nei testi di presentazione di mostre in spazi pubblici e privati italiani e stranieri. L’incontro con “Arte in” è avvenuto nel 1993 in occasione di una copertina dedicata a Ugo Nespolo. E da quel momento non ci siamo più lasciati.

Related Post