Carla Rigato La notte e finita

Contraria sunt complementa

 

“Ma solo Amor che del suo altero lume / più m’invaghisce dove più m’incende”: se a questo verso del Petrarca, nella nostra mente, sovrapponiamo il significato della parola ‘amore’ con ‘colore’ – termine legato a passione, forza e slancio di vita –, avremo, icastica e sottile, una definizione dell’opera di Carla Rigato. L’attitudine, che guida all’azione e porta la pittrice a concepire lavori che affidano al colore l’espressione del messaggio, nasce da un legame che connette l’autrice, scavando nelle profondità del proprio io, alle radici del suo essere. Il colore non è percepito o vissuto come accessorio, decorazione, ma è verità prima del suo essere artista. Poderosa, un’epica a tinte forti deflagra nelle tele della Rigato, con linguaggio dal ritmo libero e tumultuoso, portando con sé memorie e speranze, brani di realtà vissuta e frammenti di fantasia che si fanno vigorose verità colorate. C’è tutta materia di vita che prende forma dentro opere aspre o morbide, torrenziali o avvolgenti, ma sempre incisive, travolgenti e inarrestabili.

 

Il titolo scelto dalla pittrice per le due personali vicentine, nelle sedi espositive dello Spazio Scarpa e della galleria L’Idea, Contraria sunt complementa, è il motto di Niels Bohr (1885-1962), danese, premio Nobel per la fisica nel 1922, che Einstein dipingeva come «un fanciullo sensibilissimo che si muove in questo mondo in una specie di trance». Gli opposti sono complementari e la visione della meccanica quantistica (alla quale Bohr diede fondamentali contributi) ci spinge a guardare l’universo non come serie di unità fisiche separate, ma come articolata e ramificata rete di relazioni tra le varie parti di un unico tutto. Il gesto pittorico di Carla Rigato non si fa bloccare in definizioni, è dirompente e fervido, incontenibile in formule accademiche quale espressionista o astratto, che servono a sistematizzare quello che è, all’origine, vena sbrigliata. E se emozioni e pensiero, fatti e storie sono combinati in un magma cromatico che li illumina e li fa risuonare in assoli e insieme in concertati, la verità del colore di Carla Rigato, personalissima e singolare, avrebbe sicuramente toccato l’immaginazione del fisico danese che, sempre a detta di Einstein, sembrava esprimere le sue opinioni senza mai rivestirle di perentoria dogmaticità, «come se brancolasse perennemente nel buio». Un buio dove tutto è possibile, un vuoto che Carla Rigato attiva e accende di un flusso cromatico rigoglioso, focoso, appassionato.

Myriam Zerbi

 

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