Yesterday in a padded room.

IL PENSIERO DI RALPH RUGOFF, CURATORE DELLA BIENNALE
Identità sessuali, minoranze e migrazioni tra i temi della mostra veneziana

Gaggiandre Photo by Andrea Avezzu Courtesy of La Biennale diVenezia.
Gaggiandre Photo by Andrea Avezzu Courtesy of La Biennale diVenezia.

Un anatema cinese, rivelatosi poi un’invenzione (argomento ‘sensibile’ in tempi di fake news), è stato scelto del newyorkese Ralph Rugoff, nuovo curatore della mostra veneziana, come titolo della Biennale del 2019: May you live in interesting times / Possa tu vivere in tempi interessanti, in cui ‘interessanti’ diventa sinonimo di ‘minacciosi’. La Biennale di Rugoff riflette sul significato dell’arte e sulla sua funzione. Pur non avendo il potere di fermare, in campo politico, autoritarismi e nazionalismi né, in campo sociale, paura e razzismi, né di dare aiuto alle maree di migranti che affrontano tragici destini, l’arte può però insegnare a diffidare di categorie e di concetti dati come dogmi e a mettere in discussione i nostri punti di riferimento.

 

L’INVITO È LASCIARSI ALLE SPALLE
LE CERTEZZE E IL RASSICURANTE
SAPORE DELLE COSE GIÀ NOTE

L’approccio con l’arte dev’essere una conversazione che, come nel dilatarsi di cerchi concentrici di un sasso fatto cadere nell’acqua, crea un rapporto aperto tra l’autore e l’oggetto realizzato, tra questo e chi guarda, e tra questi e altre miriadi di persone. Rugoff, ispirato dal libro di Umberto Eco sull’opera aperta, che vede il valore dell’arte nel suo abitare l’ambiguità e nel manipolare paradosso e contraddizione, considera l’arte come un’inesauribile catena che, innescata dall’opera, mette in moto un apprendimento creativo che è piacere estetico e piacere di pensare.

AL FONDO C’È L’ASSUNTO DI ECO:
È IL PUBBLICO CHE, DANDO LA SUA
INTERPRETAZIONE, COMPLETA L’OPERA

Ci sono modi diversi e contraddittori di interpretare le cose del mondo; l’ordine sarà in Biennale la presenza simultanea di ordini diversi, illuminata dalla certezza che la complessità sia un valore. Questioni di identità sessuali, minoranze oppresse, muri, confini saranno tra i temi della mostra; predominante la presenza di artiste, poche le star. Rugoff parla di una Biennale bipolare in cui Arsenale e Giardini vivranno come due esposizioni diverse, Proposition A e Proposition B, ma con un’unica missione: trasportare il visitatore fuori dalle sue certezze e dal rassicurante sapore delle cose note. Le opere, infatti, non hanno valore solo in quanto oggetti, ma perché mettono in risalto mondi altri, lontani, inaccessibili o considerati off-limits. “È il pubblico che completa l’opera”. Con “colui che si prende cura” della 58esima Biennale ci auguriamo che la mostra veneziana possa far nascere tante domande, stimolare lo sguardo ad allargarsi ad altri modi di esistere, fluidificare ogni cristallizzata visione del mondo e, liberandola dalle gabbie delle abitudini consolidate, volgerla verso una ricchezza di prospettive alternative, imprevedibili e sorprendenti.

Myriam Zerbi

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