Ingressi contingentati e code, ma le sale non sono affollate

Sabato di luglio, Venezia si è ripopolata, si è agghindata con le sue collane di perle e broccati preziosi per accogliere nuovamente i visitatori. Vuole essere impeccabile, come l’hanno vestita Tintoretto, Veronese, Tiziano. Sì, è proprio bella, pur senza la sinfonia speciale di silenzi che mi è risuonata per mesi nella testa quando l’ho vista, meditabonda e spoglia, in tutta la sua perfetta nudità. La vorrei ancora così, ma di questi tempi è doveroso condividere felicemente. Mi godo allora la “brezza mattutina” di una città che “più non fluttua come un’esca, ad afferrare ogni giorno che riemerge” (Rilke), non ancora banalizzata dal pieno consumo turistico.

Mi sorprende un’energia nuova, rigeneratrice, come fossi una studentessa alle prese con i ripassi prima degli esami. Vado verso la Guggenheim Collection, curiosa di capire l’effetto che mi farà senza l’affollamento di turisti internazionali. Strada facendo incontro la Scuola Grande di San Rocco, mi piazzo, fuori programma, davanti alla grandiosità della Crocifissione, mi viene in mente, di Tintoretto, anche il Paradiso, che domina la sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, fatto dopo l’incendio del 1577: neppure allora aveva perso tempo la Serenissima a far rivivere la sede del suo comando.

Numerose le esposizioni che meritano una visita, da Cartier-Bresson a Lartigue

Uscendo, mi informo sull’affluenza dei visitatori: è buona, specialmente di connazionali, ma già si sente ovunque parlare altre lingue. Così dicono anche all’ingresso delle Gallerie dell’Accademia, che espone la strepitosa pala di Jacopo Bassano (1541) tornata a casa dopo un anno. Poco prima, tappa imperdibile, a Palazzo Grassi per la mostra Henri Cartier-Bresson: Le Grand Jeu; il padre del fotogiornalismo con la sua Leica insegna a guardare anche i dettagli del quotidiano, a cercare una sintesi perfetta per “fissare l’eternità in un istante”. 250 scatti di realtà e poesia catturano la vita del secolo scorso, ma annullano simbolicamente ogni divario temporale. Qui c’è anche il giovane egiziano Youssef Nabil, Once Upon a Dream è una pagina altra di fotografia, localizzata in terre d’Oriente. È difficile cambiare visuale, ma Youssef è un narratore di immagini ipnotico, con eleganza costruisce inediti accostamenti di reale e onirico. Anche i video, sollecitano l’intimità con colori, luci e musica della nostalgia e della voglia di vivere.

Al Guggenheim, chi non ha prenotato aspetta ordinatamente in coda, gli ingressi sono anche qui contingentati, ci abituano al tempo dell’attesa, ma ne vale la pena: le sale poco affollate restituiscono, come speravo, occhi nuovi per guardare. Vorrei raggiungere Punta della Dogana per vedere Untitlet, 2020. Tre sguardi sull’arte di oggi, con 64 artisti provenienti dalla Pinault Collection e altri musei internazionali, vorrei passare al di là dell’acqua, alla Casa dei Tre Oci alla Giudecca, per godermi L’invenzione della felicità, altra mostra fotografica aperta, di Jacques Henri Lartigue. Si è fatto tardi, penso a quante cose possiamo rivedere qui a Venezia, anche a ritroso nel tempo, medievale, gotico: sono il rimedio, a portata di mano, per colmare l’abisso epocale tra il prima della sicurezza e il dopo dell’incertezza. Ai lati del portone d’entrata di Palazzo Grimani, a Santa Maria Formosa, sta scritto: “Genio urbis augustae/usuique amicorum” (al genio della città augusta/e all’uso degli amici). Grazie dell’ospitalità, Regina dei Mari, da tempo non mi sentivo così, a casa.

Maria Angela Tiozzi

Ha sempre amato la pittura, ma si è trovata iscritta al Liceo Scientifico, finito con il minimo sforzo e il minimo dei voti. Il rovello artistico però non si placa e in un solo anno prende la maturità artistica, questa volta con il massimo impegno e quasi il massimo dei voti. Poi Accademia di belle Arti, laurea con lode a Ca’ Foscari e pubblicazione della tesi. Approfondisce studi artistici a Salisburgo e alla passione per l’arte si unisce quella per la scrittura. Convivono ancora felicemente. Recentemente ha inaugurato il suo nuovo studio e festeggiato un ventennio di collaborazione con ArteInWorld.

Related Post