ELVINO MOTTI Urla silenti, 2020

La figura metaforica è levigata da infinite carezze e cura

Che si apre con la mano? È la domanda che mi posi nell’incontro con questa piccola scultura, una testina liberata nella pietra nera di Varenna e levigata da infinite carezze e cura. Nata in questi giorni segnati dalla presenza tragica e invisibile di un virus. Che ha portato divisione, separazione e morte. Senza occhi ti guarda e si guarda dentro. La bocca è un disco solare, figura e simbolo ricorrente nell’arte di Elvino, che illumina e rende manifesto, nella notte generatrice dell’ovale nero, meraviglia, dolore e amore. Elvino che ha modellato la montagna, con dedizione e devozione e ne ha fatto una preghiera appena sussurrata, quasi in silenzio, cerca e accoglie la luce, dialoga e lotta con essa, ne fa splendere i colori. Accende gli spigoli della sua scultura nei tanti punti zero, intervalli nel passaggio da una forma all’altra.

Senza occhi, ti guarda e si guarda dentro, la bocca è un disco solare

E in questi punti percepiamo la vita, il vivente, lontano da una rappresentazione naturalistica, astratta o concettuale. Lui, che ha frequentato Brancusi, Henry Moore, Vangi, conosce la storia dell’arte e tutte le relative tecniche a cui non si abbandona mai con virtuosismo, ma ne fa servizio dell’opera. Questa pietra in forma di testa, questo sole ritratto in una pietra. Questa pietra che urla, tace e ama, mentre albeggia sul mondo la rosa invisibile.

Emilio Giossi

ELVINO MOTTI Urla silenti, 2020
ELVINO MOTTI
Urla silenti, 2020

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