l'uomo-col-cane-bansky

Tutti alla mostra che non c’è
Eppure il misterioso autore ha lasciato tracce per le vie di Parigi

IL NON EVENTO AL MUSEO DEI GRAFFITI
RIVELA L’AMBIVALENZA, L’IRONIA E IL GUSTO
DELLA BEFFA DELL’ARTE CONTEMPORANEA

L’evento è atteso da mesi, annunciato su tutti i media. Il primo giugno al Museo dei Graffiti di Parigi apre una grande mostra su Banksy, l’artista britannico che ha riportato la Street Art al centro della scena internazionale. Una folla attende impaziente l’apertura del Passage du Ponceau. Alle 14 un cartello viene appeso al cancello chiuso: “Pas d’exposition Banksy”. Niente mostra. Un secondo dopo, la pagina Facebook del museo annuncia che l’evento sarà solo virtuale. Tutti guardano il cellulare, leggono i post che si succedono come in un manifesto: “Inutile cercare un luogo fisico, il Museo dei Graffiti ha chiuso ieri per ragioni finanziarie. (…). I graffiti, anche se illegali, ci permettono di raggiungere molte persone. Internet è il loro futuro, è la ragione di questa esperienza 2.0.” Segue una raccolta fondi e un’esposizione virtuale. La gente è smarrita, arrabbiata, torna a casa delusa. Una mostra senza opere, senza sede, senza pubblico. Una mostra senza Banksy.

IN OGNI CASO L’AUTORE CHE DISSEMINA
OPERE D’ARTE ILLEGALI PER IL MONDO
CONTINUA A SUSCITARE INTERESSE

Eppure Banksy ha lasciato diverse tracce a Parigi, molte delle quali sono scomparse velocemente. Tra di esse L’uomo e il cane accanto alla Sorbona, cancellata da uno strato di pittura e dai manifesti elettorali. O la Figura in lutto dipinta su una porta del Bataclan, in omaggio alle vittime degli attentati, rubata poche settimane fa. Ad oggi restano poche opere sparse per la città, tra cui il Topo a fianco del Centro Pompidou, omaggio all’arte del pochoir nata durante il maggio del ’68.

Quello che è accaduto al Museo dei Graffiti rivela l’ambivalenza di buona parte dell’arte contemporanea. Il soggetto rappresentato è spesso frutto dell’ironia, della beffa, del sensazionalismo. L’opera nasce dal messaggio che ne è sotteso, della polemica che ne scaturisce. Così un artista che fa della comunicazione la sua poetica e di Instagram il suo gallerista, è usato a sua volta dal web per compiere un’azione il cui scopo travalica il messaggio artistico. Olivier Landes, uno dei massimi esperti d’arte urbana in Francia, autore del libro “Street Art Contexte(s)” (Editions Alternatives) precisa: “Il Museo dei Graffiti è nato con tante promesse ma si è rivelato una bolla. Non ha mai veramente aperto e ha proposto un evento simbolo della comunicazione artistica che ha raggiunto un risultato inverso, controproducente.”

Il mistero di Banksy ha contribuito alla sua folgorante fama. L’artista che dissemina opere d’arte illegali per il mondo, suscita interesse. A Parigi, dal 13 giugno gli è dedicata un’esposizione all’ Espace Lafayette-Drouot (rigorosamente senza il suo consenso), e “Fluctuart”, il nuovo spazio espositivo sulla Senna, ne ha in programma un’altra.

Il pubblico chiede che l’arte di strada entri nei musei. E su tutto aleggia la presenza dell’artista senza volto.

Paolo Magri

Related Post