Elio Marchegiani – Coronavirus 2020

 Così pensò nel 1969 e lo pensa ancora nel 2009 e ancora nel 2020 Elio Marchegiani ormai novantenne:

“All’inizio del 1969, non ricordo esattamente la data, un uomo americano fu selezionato da altri uomini come “superman” da lanciare, con un missile, nello spazio ultraterreste. Doveva per la prima volta allunare con un veicolo speciale: LEM, completando così il programma denominato Apollo che gli Americani vivevano in una competizione con la Russia che si preparava anche essa alla conquista della Luna. Era eclatante l’ostentazione multimediale non solo delle mega-strutture di Cape Kennedy, ma anche dei supermen yankees, esseri supremi dominatori dello spazio celeste… Fino a quando… Schweickart non starnutì all’interno del proprio casco della propria tuta spaziale. Si era ammalato di “flu”: febbre, tosse, con il naso che cola. Si comunica, tanto per salvare le apparenze, che soffra della malattia dello spazio. A Cape Kennedy Richard Nixon e famiglia lo vanno a trovare in ospedale, mentre le televisioni divulgano la visita. Il superman si è ammalato come qualunque altro essere umano: il Presidente U.S.A lo consola (gli porta le arance?). Intanto la più grande Torre di Babele tecnologica, innalzata dall’uomo verso il cielo, vacilla: il lancio si ferma. L’Apollo 9 (multiplo di tre: numero perfetto) che implica la verifica del LEM, modulo lunare, dovrà attendere. Incredibile: un MICROBO è ancora più potente di tutta la potenza della prima Potenza mondiale. Con il futuro Apollo 10, senza sperimentazione del LEM, è impossibile sbarcare sulla Luna: si dovrà aspettare Luglio per il lancio dell’Apollo 11. La Russia sorride, mentre una MOSCA, insetto ubiquitario e cosmopolita, si lecca le zampe. È lei che ha contaminato Schweickart. È lei la nuova creatura ecumenica ministra del contagio: la fratellanza è solo nell’epidemia”.

Galleria Apollinaire di Milano, 1969 –  Galleria dell’Oro a Roma, 2009

 

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