Peggy Guggenheim con Arco di petali 1948

Dall’avanguardia di Parigi al trasferimento nella città lagunare

 

Il suo sguardo era profondo, intenso, di persona attenta e curiosa, che cerca senza sosta: una prospettiva, un traguardo, nuove esperienze. La giovane Peggy Guggenheim negli abiti di seta dei folli anni ‘20 parigini, fotografata da Man Ray, e la donna matura che ci accoglie a Venezia negli anni ‘50, condividono gli stessi occhi. È lo sguardo intelligente, colto, che ha fatto innamorare scrittori e poeti, è lo sguardo che ha scoperto grandi artisti e costruito una delle più grandi collezioni del ‘900. L’esistenza di Peggy Guggenheim è scandita da eventi tragici, incontri unici, scelte radicali. Nata a New York nel 1898, perde il padre nel 1912 nel naufragio del Titanic. Trascorre la giovinezza tra la Francia e l’Inghilterra. Duchamp la convince ad aprire la sua prima galleria a Parigi, la Guggenheim Jeune, dove espone gli artisti dadaisti e surrealisti, le opere astratte di Kandinskij, Malevič, Calder. Diventa una collezionista “ebbra d’arte moderna”, in viaggio tra l’Europa e gli Stati Uniti. Fino al 1948, quando, dopo la chiusura della galleria newyorchese, è invitata ad esporre la sua collezione alla XXIV Biennale di Venezia. Peggy si trasferisce nella laguna a Palazzo Venier dei Leoni, dove vivrà e lavorerà fino alla sua scomparsa nel 1979.

 

La mostra L’ultima Dogaressaalla Collezione Peggy Guggenheim fino al 27 gennaio, a cura di Karole P.B. Vail e Gražina Subelytė, ripercorre i trent’anni trascorsi in Italia dalla mecenate americana. Il museo presenta una sessantina di opere, tra dipinti, sculture e lavori su carta, oltre a una serie di scrapbooks, rari album in cui la collezionista ha raccolto articoli di giornale, fotografie, lettere. Il percorso espositivo si apre con gli artisti dell’espressionismo astratto americano che Peggy ha fatto conoscere all’Europa in occasione della Biennale del 1948: Gorky, Motherwell, Rothko, e naturalmente Pollock, di cui ritroviamo Alchemy e Enchanted Forest, a ricordare la prima personale europea dell’artista nel 1950 a Piazza San Marco. Si prosegue con le sculture di Brancusi, Giacometti, Arp, a cui si affiancano i lavori astratti degli artisti italiani degli anni ‘40: Dorazio, Parmeggiani, Vedova. Nel corso degli anni ‘50 Peggy s’interessa al gruppo CoBrA: Alechinsky, Appel, Jorn, e agli artisti britannici contemporanei: Bacon, Moore, Sutherland. Fino alla scoperta, negli anni ‘60, dell’arte cinetica e della op art, con Biasi, Mack, Vasarely. Peggy Guggenheim ha saputo interpretare l’evoluzione dell’arte moderna nel corso del ‘900, incarnando la transizione tra il vecchio e il nuovo mondo. Un’esistenza vissuta all’insegna della passione e del bello, raccontata nella sua autobiografia Una vita per l’arte(Rizzoli Editori, Milano, 1998). Lo sguardo di Peggy ha trasformato il modo di guardare la bellezza. E il suo sguardo oggi è diventato il nostro.

 

Peggy Guggenheim
L’ultima dogaressa
Guggenheim Collection
Venezia
A cura di
Karole P. B. Vail
Gražina Subelytė
Fino al 27/01

Paolo Magri

 

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