Milano

 

Vivere Milano ai tempi del Coronavirus è surreale. Abituati alla frenesia di una città all’avanguardia e pulsante di vita, ammirata da tutti per la sua internazionalità, non si sarebbe mai pensato che la stessa città dall’oggi al domani dovesse essere piegata da qualcosa di inimmaginabile: un virus, anzi un coronavirus. Le strade battute ogni giorno da milioni di persone sono vuote e spettrali.  Noi siamo confinati a casa come la maggior parte della gente. I primi giorni sono stati insopportabili ma poi, come è proprio dell’essere umano, ci si abitua a tutto anche se con riluttanza. A quanto pare più rimaniamo a casa e più probabilità ci sono di tornare alla normalità e allora questo sacrificio va fatto senza se e senza ma, bisogna essere perentori e inflessibili. Se vogliamo guardare le cose da un lato meno drammatico e costruttivo, bisogna dire che qualche risvolto positivo questo isolamento forzato ce l’ha: abbiamo, per esempio, ritrovato il piacere di quella vita familiare dimenticata e minata dalla fretta di ogni giorno. L’assioma è avere cura di sé e soprattutto dell’altro; quell’altro dimenticato e bistrattato a dispetto dei nostri egoismi e della nostra indifferenza. E che dire del ritrovato amore per la patria vilipesa dagli altri Stati e il dirompente orgoglio che ci fa cantare, urlare e applaudire dal balcone per sentirci uniti, italiani e vivi. E la cosa più bella è il riconoscimento della professionalità e della competenza, come nel caso dei medici e degli infermieri, categoria spesso bistrattata per l’enorme supponenza di ognuno che sa sempre qualcosa in più di chi ha studiato. E allora umiltà, altruismo e umanità, valori dimenticati, adesso sono in primo piano nel tentativo di sconfiggere insieme il nemico più grande: la paura.

Marzia Spatafora

 

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Milano

Perché una brillante laureata in giurisprudenza e aspirante avvocato non segue i suoi sogni ma viene sopraffatta e inseguita dall’arte? Questo è il mistero della vita di Marzia Spatafora, palermitana che vive e lavora a Milano come gallerista e curatore. Prima è chiamata a dirigere la galleria La Barcaccia a Palermo, poi ci sarà l’incontro col marito antiquario che la coinvolge in una casa d’aste , quindi si trasferirà a Brescia dove aprirà una galleria che la porterà alla curatela del Padiglione Arabo Siriano alla Biennale di Venezia e a numerose mostre nazionali e internazionali. Infine è approdata felicemente qui ad Arteinworld regalandoci il suo entusiasmo travolgente.

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