M’horò, l’alchimista demiurgo  

di LEONARDO BIZZOCO –  È l’ultimo geniale artista, dopo Angelo Brescianini, scoperto da Antonio Falbo. Ed era stato proprio il maestro Brescianini, da poco prematuramente scomparso, a indicarlo come il suo erede diretto. I due artisti si frequentavano da anni e si erano spesso confrontati sul futuro dell’arte. La sua identità è un mistero; chissà se lo potremmo scoprire il prossimo 24 settembre presso il Mam, Museo delle Arti e dei Mestieri di Cosenza, dove si terrà la prima mostra pubblica dal titolo “Imaginary skyscrapers”, nel luogo simbolo per generazioni di artisti. Ed è proprio in questo sito che l’artista ha scelto di compiere un’eccentrica performance: ardere in un enorme braciere i suoi vecchi lavori e rinascere dalle proprie ceneri con il nome di M’horò. È l’attraversamento della soglia di un recente passato ancora indefinito, il presente in cui ha trovato una sua identità artistica protesa verso il futuro. Le sue nuove forme sono scolpite dalla sua demiurgica attività creativa nell’alluminio e nel ferro dei radiatori di automobili, di camion o frigoriferi, gettati in discariche e recuperati ecologicamente. Danno vita ad alchimie inimmaginabili e comunicano emozioni, producono nello spettatore la visione di un gioco di luce riflessa sul metallo, non più inerme. E quelle forme dorate, cromatizzate, o semplicemente ripulite e dinamizzate, dialogano con la mente del fruitore, fino a fargli, consapevolmente o quasi inavvertitamente, costruire storie plurime e infinite, catartiche o profondamente sofferte.

La novità stilistica è data sia dall’uso di materiale industriale, che sarebbe morto se non intervenisse l’artista a reintrodurlo nel sistema sostenibile ecologico globale, sia dalle strutture complesse e armoniche a cui dà vita. Oggetti che assumono sagome astratte: pianoforti, cetre, grattacieli slanciati verso il futuro, trame in metallo intrecciate in cui l’occhio potrebbe scorgere un nuovo linguaggio nel recupero di rottami industriali, rifiuti o avanzi del degrado di una civiltà in metamorfosi. Sono solo alcune delle letture possibili delle opere prime e uniche di questo nuovo straordinario artista, declinabili con naturalezza nello spazio esterno e in quello mentale dell’esperienza di ciascuno.
I prossimi appuntamenti per ammirare le opere di M’horò, sono fissati dal 1 al 30 ottobre presso le sale della Minotauro Fine Art Gallery e a Brescia presso “Arte Colossi”, dal 26 novembre al 15 gennaio.

 

 

IMAGINARY SKYSCRAPERS
MAM – MUSEO DELLE ARTI E DEI MESTIERI
COSENZA
A CURA DI/ CURATED BY ANTONIO FALBO
24/09 – 10/10

M’horò, Alchemical Demiurge  

by LEONARDO BIZZOCO  – Is the newest artistic genius discovered by Antonio Falbo, after Angelo Brescianini. In fact it was Brescianini himself, shortly before his premature departure, to indicate M’horo as his direct heir. The two artists spent time together for years and often shared their thoughts on the future of art. His identity is a mystery: who knows whether we will find him on September 24 at Mam, Museo delle arti e dei mestieri in Cosenza. The museum will hold the artist’s first public exhibition, entitled “Imaginary Skyscrapers”, in a space symbolic for many artists. This is the place that the artist has chosen for an eccentric performance: he will burn his old work in a brazier and be reborn from his own ashes with the name M’horò. Thus he will cross the threshold of a recent, still-undefined past toward a new artistic identity reaching toward the future. His new forms are sculpted out of his demiurgic creativity in aluminum and using metal from cars, trucks, and refrigerators salvaged from a dump and recovered by ecological means. The new works give life to unimaginable alchemies and communicate emotions, producing in spectators the vision of a play of reflected light on metal, no longer an inert substance. Those golden forms, either chrome-plated or simply cleaned off and dynamized, dialogue with the mind of the viewer, leading thought to imagining, consciously or not, infinite stories of catharsis and deep feeling.

The stylistic novelty comes from the use of industrial materials, which would be dead if the artist had not re-introduced them into the global system of sustainable ecology, and from the complex, harmonious vitality of their structures. The objects take on abstract silhouettes: pianos, lyres, skyscrapers aimed at the future, storylines in braided metal in which the eye can make out a new language of industrial salvage and litter leftover from the decay of civilization in metamorphosis. These are only a few of the possible readings of the first, unique works of this extraordinary artist, arranged with naturalness in the museum’s open, exterior space and in the mental, interior one of each viewer’s experience.
The next appointments to admire M’horò’s works are: 01 – 30 October in Minotauro Fine Art Gallery, Palazzolo sull’ Oglio, from 26 November to 15 Jannuary in Arte Colossi, Brescia.

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