Piazza del Duomo/Cathedral Square, Milano/Milan Skyline Webcams

Le profonde trasformazioni di Venezia, Roma e Milano

Ci siamo capitati anche noi, nella nostra breve esistenza. Da sempre, ondate di pandemia hanno flagellato il mondo. 2020, anno bisestile, dilaga il Coronavirus: tutti chiusi in casa, in un tempo sospeso, a riflettere sulla vulnerabilità dell’essere, per quanto tracotante e invasivo. E le nostre città? Lo stesso sgomento che De Chirico ci ha sempre provocato con le sue Piazze d’Italia, desolate e silenti, lo proviamo davanti allo spazio vuoto dove tacite pietre e architetture sembrano però libere di respirare, senza la nostra presenza. Tre esempi per tutti: Venezia, Roma, Milano.

Su un Canal Grande come non l’abbiamo visto da generazioni, dove l’acqua è limpido specchio, in un silenzio irreale, dalle volute barocche della Basilica della Salute emerge una voce: è Baldassarre Longhena. «Trentatré anni avevo quando fui incaricato dal Senato di progettare la chiesa, voto per la liberazione dal morbo alla Vergine che, sulla sommità della cupola, da allora protegge la città con il bastone di Capitana da Mar. Era il 1631. Bruttissima fu la peste, raffigurata nel gruppo scultoreo di Giusto Le Court sull’altare maggiore come orribile megera che fugge urlando. Senza denti – ormai non morde più – incalzata dall’angelo con la torcia infuocata».

Le acque trasparenti della serenissima i cinghiali nella periferia capitolina le nutrie nella metropoli lombarda

Il mondo oggi è in attesa di un messaggero di speranza armato di antidoto scientifico che batta gli agenti patogeni. Intanto mamma anatra con i suoi quindici anatroccoli passeggia impettita per le calli dietro a Rialto, mentre un’incantevole medusa scivola, non lontano da San Marco, sotto l’acqua trasparente. Roma spopolata. Dal Campidoglio ancora una voce: è l’imperatore filosofo Marco Aurelio. Scoppiata nel 165, l’epidemia “antonina” ha funestato per decenni l’intero impero romano del suo tempo, falcidiando popolazione ed esercito. «Il mondo è come un unico essere vivente, dotato di un corpo unico e di un’anima unica, questo devi sempre considerare… secondo un unico impulso ogni cosa agisce e tutte le cose sono concatenate, unite insieme in concause». Forte è il bisogno di rassicurazione, coesione, vicinanza, solidarietà. Ci rifugiamo tra le braccia di Gian Lorenzo Bernini che, declinato l’invito di lavorare per le sculture della Salute a Venezia, dal 1656 progetta, di fronte alla basilica di San Pietro, i due emicicli del colonnato ovale e ci offre un grandioso, potente, scenografico abbraccio.

La cancelliera Angela Merkel il 23 aprile parla dell’Europa unita come “ragion di stato” e “comunità di destino”. E nelle periferie, svuotate di gente, famigliole di cinghiali scorrazzano liberamente. Nutrie e tartarughe sono state avvistate anche nel capoluogo lombardo. Milano: a seguito di quella ricordata come “Epidemia Magna” (1484), Leonardo Da Vinci immagina una nuova città, aperta, il cui impianto sappia disgregare «la concentrazione di popolo che a similitudine di capre l’uno addosso all’altro stanno». Non aveva sentito parlare di immunità di gregge. Durante il morbo del 1576 Carlo Borromeo sceglie Pellegrino Tibaldi come architetto-ingegnere della Veneranda Fabbrica del Duomo. Risuona ancora la fragilità della voce umana, prestata da Andrea Bocelli, nella Piazza del Duomo deserta, il 13 aprile, mentre si affaccia alla mente un dialogo impossibile tra Carlo Borromeo «Io, che per incertezza di vita, sono tutto simile alla polve» e Leopardi «Natura umana, or come, se frale in tutto e vile, se polve ed ombra sei, tant’alto senti?».

 

Myriam Zerbi

 

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