ARMANDO MARROCCO Pompa di alimentazione continua, 1967

Artista monumentale e in anticipo sui tempi

Spaziobianco di Torino prosegue l’analisi sull’opera di Armando Marrocco: “Postindustriale Permanente” a cura di Toti Carpentieri si concentra sulla stagione cinetica e programmatica che, tra i progetti dei primi anni ‘60 e la consacrazione stilistica di Calendario (1975), dimostra quella autonomia di pensiero che caratterizza l’artista di Lecce e per la quale la ricerca è sempre in continua evoluzione. Marrocco è in anticipo sui tempi, monumentale persino sotto l’aspetto sociologico: e il suo approccio agli aspetti ottici, cinetici, fisici e matematici dell’arte è ancora straordinariamente attuale, segnale evidente del suo distacco da certe categorizzazioni stilistiche che opprimono e ingabbiano la creatività al fine di assecondare, invece, la sua vena sperimentale più accesa. Pur in linea con quella generale tendenza rivoluzionaria dell’epoca che, assieme ai pittori analitici, operò una scissione netta e del tutto “programmata” dall’arte convenzionale, emotiva ed espressionista, le opere di Marrocco rappresentano ancora oggi uno dei punti più alti di tutto il periodo in questione per la prospettiva con cui si pongono e per i risultati ottenuti, in grado di sovvertire le priorità percettive e dunque intellettuali dell’osservatore. Quando nel 1967 – l’anno del riconoscimento al Premio di pittura Silvestro Lega assieme a Mario Nigro, l’anno della fondamentale mostra alla galleria Rizzato-Whitworth – Bruno Alfieri descrive le opere di Marrocco presentate a Torino, lo fa con quel generale senso di compiacimento culturale di chi ha capito chi sarebbe diventato quel ventottenne pugliese dalla grande invenzione.

Le sue opere rappresentano un culmine del movimento dell’arte programmata

Parole a cui è, adesso, ancora utile tornare: “I risultati sono buoni e incoraggianti. Per un artista di 28 anni direi che sono ottimi. Marrocco opera nella doppia direzione, e parallela, della composizione fissa e di quella movimentata della luce. Sente la necessità di moltiplicare l’immagine con superfici specchianti: talvolta tende a dare alle proprie composizioni un tocco di scenografico, e allora le sue opere appaiono come maquette di opere più grandi. Se la sua volontà di invenzione andrà avanti allora avremo in Italia un nuovo importante scultore”. Previsione ampiamente superata.

Un’altra importante mostra del maestro è in atto fino al 2 agosto al museo Božidar Jakac a Kostanjevica na Krki in Slovenia, a cura di Robert Simonišek.  

Armando Marrocco
Postindustriale permanente
Spaziobianco
Torino
A cura di Toti Carpentieri

Essere è essere
Museo d’arte
Božidar Jakac Kostanjevica Na Krki
Slovenia
A cura di Robert Simonišek
8/05-2/08   

Francesco Raffaele Mutti. Nasce a Milano ma vive in Toscana sin dalla tenera età, dove ha imparato a portare rispetto al mare e al fatto che fosse sempre a portata di mano per un consiglio o per una riflessione. Da grande voleva fare il calciatore e ci stava riuscendo: parlando però con un suo compagno che gli chiese cosa facesse durante il tempo che non passava con il pallone attaccato ai piedi lui rispose: “Studio. Soprattutto di notte”. Da lì la sua passione per la conoscenza che è, prima di tutto, curiosità. A 360 gradi. Ama alla follia la musica di Prince, l’animazione giapponese, il cinema tutto, la letteratura classica, il teatro di Shakespeare e quella cosa bizzarra che sta sotto il nome di “arte”. Si occupa di contemporanea perché crede che sia più importante la gallina di domani piuttosto che un solo uovo oggi. Un giorno incontrò Carlo Pepi che, parlando con quella sua voce sussurrata, gli si rivolse dicendogli: “Tu hai il bernoccolo dell’arte”. E ci ha creduto senza fare domande. Vive in macchina, in giro per l’Italia, convinto che la curiosità raramente abbia fissa dimora.

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