INCONTRI [PAOLO MAGRI]

 

La sua è un’arte che ironizza su smartphone e social network

IL TELEFONINO DIVENTA COME LE PIETRE UTENSILI DELL’UOMO PRIMITIVO 

Prendere il cellulare, sbloccarlo, digitare il nome dell’opera d’arte ricercata e aspettare che l’immagine si carichi. Il cursore indica il caricamento, l’immagine è sfocata ma s’intravede. L’attesa aumenta, la pazienza diminuisce, nulla accade. In certi casi l’immagine è nitida su un lato, ma nell’altra parte prevale il nero dello schermo su cui troneggia il cerchio di caricamento. Non temete, il vostro cellulare non sta impazzendo, sono i Loading Portraits di Nicolò Tomaini, opere che “caricano” all’infinito dipinti noti e meno noti della storia dell’arte. L’artista parte da riproduzioni fotografiche, copie conformi o originali acquistati nei negozi d’antiquariato, per inserire il segno che dona un nuovo senso all’immagine, calandola nel flusso informatico che caratterizza ormai la nostra realtà: internet.

 

Ritratto dei coniugi Colombo – Nicolò Tomaini, 2017.
In alto “Isaia” (2016)

Nicolò Tomaini, classe 1989 (nicolotomaini.it), riflette sul ruolo dei mezzi di comunicazione, componendo il proprio lessico con i simboli della società digitale. Il cellulare, il computer, i social network sono rappresentati, citati, deformati, tessendo un discorso evocativo, concettuale, ironico, polemico. Così nel 2010 il logo di Facebook si trasforma in una svastica dal titolo allusivo Nuovi Regimi, a cui fa da controcanto Luoghi Comuni (2011), la parodia della bandiera sovietica realizzata con la “f” di Facebook e il marchio della Apple.

Il tema prosegue con i Black Mirror, specchi senza riflesso in cui caricare l’immagine del proprio profilo, e con Ego, una serie di opere in cui il cellulare diventa il mattone per ricostruire la realtà: dall’accostamento dei telefoni alle pietre utensili dell’uomo primitivo, alla crocifissione di Cristo sugli smartphone, fino alla lapide funeraria che identifica il nostro ultimo, estremo, accesso. Accanto, troviamo gli eventi per la strada, accolti dalla stampa con stupore e divertimento, come i cartelli stradali apparsi nel 2016 a Milano per indicare il transito dei Pokemon e dei loro cacciatori.

La riflessione di Tomaini attualizza il ruolo dei mass media nella società contemporanea, così come Andy Warhol aveva fatto per la televisione e la stampa. Ma il loro valore non è iconico, non è un’esaltazione o una denuncia; è neutrale, al massimo è un commento tra i tanti. L’approccio è filosofico, semiotico, esito di una profonda riflessione teorica che può essere fruita con leggerezza attraverso l’ironia. Così, lo spettatore può non soffermarsi a osservare le opere; può passarci davanti, sorridere e fotografare, come ormai si fa in tutti i musei del mondo. E l’arte del ventunesimo secolo trova il suo naturale compimento. 

Questo articolo fa parte del n. 2/2018 della rivista ARTEiNWorld, acquistabile nella versione digitale o cartacea.


INTERVIEW [PAOLO MAGRI]

TOMAINI BREAKS DOWN INTERNET MECHANISMS

In the Domain of the Web

His art highlights the funny side in smartphones and social networks

THE SMARTPHONE LIKE PRIMITIVE MAN STONE TOOLS

MarTaking our smartphone, unlocking it, writing the name of the work of art to search and wait for the image to load. The bar shows the loading state, the image is blurry but recognizable. Wait increases, patience decreases and nothing happens. In some cases a part of the image is clear but the other is still black and occupied by a loading circle. Do not worry, there is no bug in your smartphone – these are Nicolò Tomaini’s Loading Portraits, works that keep on “loading” more and less famous paintings. The artist starts from photographic reproductions, true copies or originals bought in antique stores and adds a symbol to them that gives them a new meaning, including them into the computer flux that characterizes our reality: internet.

Nicolò Tomaini (born in 1989, nicolotomaini.it) reflects on the role of communication means, creating a language that gathers the symbols of our digital society. The smartphone, the computer, and the social networks are represented, quoted, and warped, weaving an evocative discourse which is also conceptual, ironic and argumentative. Thus in 2010 the Facebook logo was turned into a swastika and allusively called Nuovi Regimi (“new regimes”), a work juxtaposed to Luoghi Comuni (2011, “common places”), a mock Soviet flag with the “f” of Facebook and the Apple brand. 

The theme is further developed in Black Mirror, a series of mirrors with no reflection on which one can upload his own image profile and Ego, a series of works in which smartphones become the bricks used to build reality; from the association between smartphones and primitive man stone tools to Christ’s crucifixion on the smartphones and the gravestone testifying to our last access. Beside, we find events taking place on the road, welcomed by the press with amazement and fun, such as the road signs appeared in Milan in 2006 to tell hunters the movements of Pokemons.

Tomaini’s reflections focus attention on the role of mass media in our contemporary society, just as Andy Warhol did with the press and television. But their value is not iconic; there are neither glorifications nor condemnations; they are neutral, at most one comment among the many. Tomaini’s philosophical and semiotic approach results from deep theoretical reflection that can be lightly enjoyed through irony. Thus the observer can avoid stopping and looking at works; he can pass by them, smile and take pictures, as it now happens in museums all over the world. 21th century art finds its natural accomplishment. 

This article is part of the n. 2/2018 of the magazine ARTEiNWorld, available on our website, in digital or paper edition.

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