Francis BaconThree-Portraits Posthumous of George Dyer Self-portrait Portrait of Lucien Freud

L’influenza della letteratura nella sua pittura

 

Il ritratto è la forma più profonda per scoprire l’animo umano e la cultura occidentale lo esplora dal rinascimento. Tutto è iniziato con le considerazioni di Leonardo da Vinci nel “Trattato della pittura”: “farai le figure in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell’animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile”. I ritratti di Francis Bacon sono imprecisi, confusi, deformi. Hanno titoli, nomi, ma sembrano raffigurare tutti tranne il soggetto rappresentato. Che la sua arte non sia “laudabile”? L’ultima grande esposizione monografica dedicata all’artista in Francia è stata organizzata nel 1996. Dopo più di vent’anni, la mostra“Bacon en toutes lettres”, in corso al Centro Pompidou fino al 20 gennaio 2020, racconta gli ultimi due decenni dell’opera dell’artista, dal 1971 al 1992, anno della morte, attraverso sessanta dipinti, tra cui dodici trittici, in cui lo stile si semplifica, si intensifica, dominato da tinte rosa, gialle, arancio, ocra. La mostra, a cura di Didier Ottinger, esplora l’influenza della letteratura sulla pittura di Francis Bacon, attraverso gli estratti dei testi della biblioteca privata dell’artista: Eschilo, Friedrich Nietzsche, T. S. Eliot, Michel Leiris, Joseph Conrad, Georges Bataille.

 

Autori con cui condivide un universo poetico, un’affinità spirituale, una diffidenza verso tutti i valori: la morale, l’idealismo, la bellezza. L’artista rifiuta qualsiasi esegesi narrativa: per Bacon la letteratura costituisce uno stimolo potente per l’immaginazione, fornisce un’atmosfera generale, delle immagini immediate. L’opera Triptych Inspired by the Oresteia of Aeschylus del 1981 testimonia l’impatto della tragedia greca. Al poema The Waste Land di T.S. Eliot, Bacon s’ispira per la costruzione frammentaria delle opere a collage, tra cui il Triptych Inspired by T.S. Eliot’s Poem, Sweeney Agonistes del 1967. Con Michel Leiris realizza un’intera opera illustrata, Miroir de la Tauromachie, pubblicata nel 1990. Su tutto dominano i numerosi ritratti di George Dyer, il compagno dell’artista, e in particolare i tre trittici dipinti in occasione della sua morte: In Memory of George Dyer del 1971, Triptych- August del 1972 et Triptych, May-June del 1973, in cui l’immagine del soggetto scivola sulla tela, indeterminata e impercettibile. Il volto rappresentato è quello sovrapposto di miliardi di persone, di tutti noi, insicuri, deboli, impauriti. La letteratura lo ha predetto da tempo: “Io sono un altro” diceva Arthur Rimbaud un secolo addietro. E l’arte di Francis Bacon parla dell’animo di ogni uomo.

 

Francis Bacon
Bacon en toutes lettres
Centre Pompidou
Parigi
A cura di
Didier Ottinger
Fino al 20/01/2020

Paolo Magri

 

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