Roberta Diazzi

Quei volti di cristallo
L’accento è posto sulla singolarità di ogni essere umano

PLEXIGLAS NERO E CRISTALLI
FANNO EMERGERE DALL’OSCURITÀ
IMMAGINI ESSENZIALI E UNICHE

 

Non dare mai le cose per scontate e osservarle sempre come fosse la prima volta: questo e molto altro significa fare ricerca, dunque, creatività, che non è improvvisazione. Nell’ambito di un’indagine artistica ininterrotta, Roberta Diazzi ha costruito la propria identità sull’utilizzo di un materiale inconsueto e del tutto contemporaneo – il cristallo Swarovski, scelto per le sue qualità di moltiplicare l’incidenza luminosa – insistendo, di volta in volta, sugli aspetti sociali, culturali e soprattutto estetici dell’immagine ritratta, fosse questa icona pop riconoscibile o la più incredibile manifestazione di bellezza della natura.

 

L’ARTISTA HA COSTRUITO LA SUA IDENTITÀ
SULL’UTILIZZO DI UN MATERIALE INCONSUETO
E CONTEMPORANEO COME LO SWAROVSKI

 

Ricerca, però, vuol dire guardare anche oltre: il frutto del nuovo progetto dell’artista – che verrà presentato in anteprima presso la Italian Fine Art Gallery di Positano dalla metà di aprile – racchiude infatti in sé i semi del cambiamento e di un’attenzione dedicata alle rivoluzioni estetica e individuale dell’ultimo trentennio. Affascinata proprio dalla controversa questione dell’identità contemporanea, ridefinisce il canone del ritratto in quanto soggetto artistico, garantendo a considerazioni visive ed emotive un substrato concettuale in precedenza solo accennato. Sposta, infatti, la riflessione sulla singolarità di ciascun essere umano e su quanto tale carattere sia oggi del tutto frainteso: ai volti ritratti da una preziosa estetica descrittiva – intriga il paragone con il fotografo francese Francis Giacobetti in tal senso – assegna un valore individuale inalienabile mediante un costrutto spiraliforme che, nel gioco materico dei pieni e dei vuoti, recupera idealmente il codice genetico del soggetto raffigurato.

 

UN COSTRUTTO A FORMA DI SPIRALE, NEL GIOCO
DEI PIENI E DEI VUOTI, RECUPERA IDEALMENTE
IL CODICE GENETICO DEL SOGGETTO RAFFIGURATO

 

Lei ricostruisce dunque ogni volto all’interno di un’impronta che è traccia unica e ben definita: ed è tale unicità l’elemento fondamentale della sua riflessione. A ciò giova una rinnovata sensibilità per i materiali messa in campo nella gestione attivamente bilanciata del plexiglas nero che accoglie i cristalli: nella sua produzione, mai prima d’ora supporto e materia avevano avuto un rapporto così paritario. Tale relazione permette agli ovali dei volti di emergere dall’oscurità – soluzione di delicata e consapevole memoria pittorica; e al gioco di sguardi di beneficiare di una scintilla vitale nel movimento della luce in continua evoluzione. Del resto Roberta ha la pittura nel sangue: e il rinnovamento passa anche da lì. Infatti, proprio mediante un processo di sintesi pittorica, linea grafica e linea fisionomica si compenetrano l’una con l’altra, fondendosi e completandosi; e, grazie al basilare impianto tonale del chiaro-scuro, l’immagine restituita diviene essenziale, non lasciando scampo a inutili o superficiali divagazioni decorative.

Francesco Mutti

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