Prologo

Venerdi 21 febbraio 2020 aeroporto di Catania: ad accogliermi, nel pomeriggio, Gianluca Collica, gallerista, cultural manager catanese, curatore della collezione e direttore artistico della Fondazione Brodbeck. Il tempo stringe, si va direttamente a Taormina per l’inaugurazione della mostra “GE/19 Boiling Projects da Guarene all’Etna”. Ho la fortuna di avere in esclusiva una guida speciale, cresciuta con l’arte, che mi introduce, strada facendo, a quello che andremo a vedere, ma specialmente mi fa sentire l’entusiasmo per ciò che si va realizzando in quei luoghi e il suo legame per una terra complessa, ma piena di potenzialità. Mi fa sentire il suo desiderio di una progettualità che sia sempre più attenta alla valorizzazione di un’identità culturale contemporanea a 360°. Sono passati molti anni dall’ultima volta che sono stata a Taormina, all’arrivo rivedendo l’azzurro indimenticabile del cielo del sud quando si fa sera – solo il blu di Yves Klein può fargli concorrenza- mi è sembrato non sia passato così tanto tempo.

I
Ex Chiesa del Carmine, uno splendido edificio barocco, c’è molta curiosità e molto pubblico eterogeneo: addetti ai lavori, artisti, giornalisti, visitatori; anche molti giovani, alcuni coinvolti nell’organizzazione che fanno a gara per essere utili e gentili. Faccio in tempo, prima della presentazione, ad aggirarmi tra l’azzardo delle quinte rosa-fucsia, perfettamente sintonizzato per accogliere la varietà tematica e cromatica delle fotografie degli artisti che si susseguono senza distinzione di genere. Intervengono Mario Bolognari, Sindaco di Taormina, Carmelo Nicosia artista e direttore della fondazione Oelle Mediterraneo Antico di Catania, Filippo Maggia curatore della mostra, Patrizia Santretto Re Rebaudengo Presidente dell’omonima Fondazione con sede a Guarene d’Alba e a Torino, Ornella Laneri Presidente della Fondazione Oelle. Un fervore che cattura perché non è solo una  mostra di fotografia, è anche l’anniversario di un progetto ventennale nato per  mappare il paesaggio italiano da nord a sud, di pari passo con i cambiamenti del linguaggio fotografico. Ideato, sin dal 1998, da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Filippo Maggia, si ispira al “Viaggio in Italia” (mostra e libro) di Ghirri, Leone e Velati del 1984.  Emoziona sapere che un progetto è riuscito a camminare, per tutti questi anni, a fianco degli stessi promotori,  che è riuscito a coinvolgere moltissimi artisti ed è ritornato, con l’ottava nuova rassegna, al luogo di partenza della prima esposizione, dopo essere stata a settembre a Palazzo Re Rebaudengo. Si è fatto buio. A pochi passi dalla Chiesa, il gioco di luci si intreccia alla vegetazione e illumina, come fosse una quinta incantata, il quattrocentesco palazzo dei Duchi di Santo Stefano, sede della Fondazione Mazzullo, che ospita un’altra parte della mostra. Su tre piani fotografie, video, racconti per immagini. Il brusio discreto dei visitatori non copre il silenzio che le opere chiedono; qui, come nell’altra sede, domina una disomogeneità che è solo apparente: tutte lasciano un ricordo forte, sollecitano un desiderio di scoprire qualcosa di più della realtà rappresentata o degli scenari immaginari, narrano di paure e forze ataviche, storie di un  passato dimenticato e di un futuro precario. Opere che si confondono e confrontano con le voci, i silenzi delle città, della natura, del cielo, con ciò che la cultura produce e distrugge. Mai scontate.

II
Arrivo in hotel, a Aci Castello e capisco subito che non mi trovo solo in un albergo: la parete della hall dell’ingresso è stata realizzata da Agostino Bonalumi, come fosse un grande quadro. È il “biglietto da visita” dalla  fOn Art Gallery, sede espositiva del Four Points by Sheraton Catania Hotel. Un hotel che è anche galleria d’arte, sede di incontri letterari, di iniziative culturali. Il primo piano è dedicato alla continuità della mostra GE/19 Boiling Porjects con le opere di 4 artisti anche qui affiancati, come nelle altre sedi, senza soluzione di continuità, tra maestri riconosciuti e giovani emergenti. Il mattino seguente, sabato 22, l’appuntamento è alla sala Pegaso dell’Hotel per tirare le fila insieme agli artisti e organizzatori, modera l’incontro il direttore editoriale di Exibart Cesare Biasini Selvaggi che molta parte ha avuto in quelle giornate. Innumerevoli i punti toccati:  l’esordio del progetto di mappatura della storia della fotografia attraverso il territorio,  i cambiamenti  intervenuti con l’avvento del digitale, le problematiche del mercato, degli archivi, dei formati di stampa, della tiratura di copie; il ruolo del collezionista, il cambiamento continuo della figura del fotografo. Mi rendo conto di quanto lavoro sinergico sia stato fatto dalla Fondazione Oelle per promuovere e sostenere un anno dedicato interamente alla fotografia artistica tra Catania e Taormina, per coinvolgere le rappresentanze istituzionali, l’Università, l’Accademia di Belle Arti, le realtà imprenditoriali siciliane. Un entusiasmo lungimirante e “vulcanico” quello di Ornella Laneri quando parla del progetto e degli artisti di fama mondiale che verranno: Gabriele Basilico, Michael Christopher Brown e poi workshop e masterclass con altri fotografi internazionali.

III
Catania continua a sorprendermi anche il pomeriggio quando varco la soglia del Phil Stern Pavillon, sede espositiva della Fondazione Oelle, nell’area storica restaurata delle Ciminiere (servivano alla raffinazione dello zolfo estratto dalle miniere dell’entroterra siciliano) per visitare la mostra permanente di Stern che documenta lo sbarco americano del ’43 in Sicilia e le più famose stelle di Hollywood. E poi ancora, quando varco il cancello della Fondazione Brodbeck, un complesso architettonico post industriale tra ‘800 e inizi ‘900 (una superficie di 6.000 mq. un tempo adibita a produzione di liquirizia e frutta secca) per vedere la mostra, “Active Shooter”, dell’artista americano, ma catanese d’adozione, Ryan Mendoza, curata da Gianluca Collica. Un luogo inimmaginabile e una pittura che graffia, ambigua, borderline, tra strascichi pop americani e stratificazioni europee che sembra abbia sempre abitato quelle stanze.

IV
Domenica 23 febbraio, all’aeroporto il cielo del tramonto è ancora bellissimo, il volo di ritorno Catania-Marco Polo mi sbarca però in un altro mondo, capisco subito che stava per iniziare un altro viaggio, un viaggio collettivo ignoto, che nessuno pensava di dover fare.

V
Alcuni giorni fa ho riguardato il sito della Fondazione Oelle: c’è la possibilità di vedere un online tour  della mostra “GE/19 Boiling Projects da Guarene all’Etna”, di leggere alcuni testi critici e schede di artisti (pubblicati nel  catalogo a cura di Filppo Maggia, edito da Skira) vedere le opere e la loro collocazione nelle 3 sedi, cliccando sui nomi degli artisti. Vedo il video di testa con gli interventi di Ornella Laneri, Patrizia Sandretti Re Rebaudengo, Carmelo Nicosia e Filippo Maggia. Riascoltando gli ultimi minuti del video, una frase di Ornella Laneri attira particolarmente la mia attenzione: “… in un momento come questo, in cui pare che la memoria sia l’ultimo dei nostri pensieri, in realtà ricordare serve a non fare errori e anche a fare cose migliori …”. Quasi un’osservazione profetica. Condivido e lo spero davvero.

Online tour, sito Fondazione Oelle: https://www.fondazioneoelle.com/event/ge19/

Info anche al sito della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, virtualmente aperta:  http://fsrr.org/ge-19-boiling-projects-a-taormina/

Ha sempre amato la pittura, ma si è trovata iscritta al Liceo Scientifico, finito con il minimo sforzo e il minimo dei voti. Il rovello artistico però non si placa e in un solo anno prende la maturità artistica, questa volta con il massimo impegno e quasi il massimo dei voti. Poi Accademia di belle Arti, laurea con lode a Ca’ Foscari e pubblicazione della tesi. Approfondisce studi artistici a Salisburgo e alla passione per l’arte si unisce quella per la scrittura. Convivono ancora felicemente. Recentemente ha inaugurato il suo nuovo studio e festeggiato un ventennio di collaborazione con ArteInWorld.

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