Caterina Tosoni, Red Island - Assemblaggio di materiali plastici e acrilico su tavola - cm 40x40

L’arte come impegno concreto contro l’inquinamento

 

I RESIDUI SI TRAMUTANO DA OGGETTO
IN SOGGETTO, ASSUMENDO ANCHE
UNA DIMENSIONE SCULTOREA

Caterina Tosoni - Linfa Plastica, dettaglio installazione Parco Rivolta di Bresso (MI)
Caterina Tosoni – Linfa Plastica, dettaglio installazione Parco Rivolta di Bresso (MI)

Incontriamo Caterina Tosoni, artista milanese interprete di un raffinato lavoro che guarda con preoccupazione al difficile rapporto tra uomo e natura.

In che modo questo rapporto è diventato centrale nella tua produzione artistica?

Negli anni ’90 raffiguravo le periferie post-industriali milanesi, soggetti ai quali sovrapponevo giganteschi fiori in stile iperrealista; periferie e strutture che rimanevano sempre sullo sfondo, sfuocate, mute testimoni di un cambiamento ambientale epocale. Dall’osservazione di questa nuova tipologia di paesaggio, ha cominciato a delinearsi la mia riflessione sul rapporto uomo-natura.

Come hai declinato tecnicamente questa analisi?

Attraverso il recupero di oggetti plastici usciti dal processo economico e produttivo che, svuotati della loro primitiva funzione e accostati tra di loro in maniera apparentemente casuale sulla superficie pittorica, compiono una metamorfosi. A poco a poco i residui plastici si tramutano da oggetto in soggetto, assumendo tramite la dilatazione tridimensionale, anche una dimensione scultorea.

 

“AL CENTRO DELLA MIA ISPIRAZIONE
RESTA SEMPRE LA COMPLESSITÀ
DEL RAPPORTO TRA UOMO E NATURA”

 

Qual è il messaggio veicolato?

Ho cercato di mettere a punto diversi cicli di opere che potessero denunciare il grave e potente impatto che l’inquinamento da plastica ha sulla nostra vita con una particolare attenzione al linguaggio estetico.

Ritieni che il tuo lavoro possa servire a scuotere le coscienze?

Interpreto il mio ruolo di artista consapevole che si tratta di un ruolo più in vista rispetto ad altri e spero di sfruttare tale condizione con l’auspicio che la sensibilità collettiva possa risvegliarsi da un torpore troppo a lungo tollerato. Cito con piacere il monito di Orazio che consapevole della complessità del rapporto uomo-natura, scriveva:“anche se caccerai la natura con la forca, essa tuttavia ritornerà sempre” (Epist., I, 10, 24).

Come vengono accolti i tuoi messaggi dalla comunità artistica (collezionisti e galleristi)?

Durante l’ultimo anno ho incominciato una proficua e soddisfacente collaborazione con la Galleria CASATI Arte Contemporanea. Grazie a loro sono stata selezionata dalla Waterhouse Gallery di Maastricht (Paesi Bassi) per la collettiva “Panta Rhei”, ho realizzato un’installazione site-specific in occasione di Paratissima Torino nella sezione I.C.S. (a cura di Beatrice Audrito) e le mie opere vengono esposte nelle maggiori fiere d’arte in Italia e all’estero.

La risposta dei collezionisti è entusiastica: chiedono informazioni, dimostrano interesse e curiosità per un argomento che dovrebbe toccare tutti i cuori.

Stefania Fossati

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