Quell’artista che dipinge la musica – That Artist Who Paints Music

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DOMENICO MONTEFORTE AL LAVORO PER UN GRANDE DIPINTO
DESTINATO AL TEATRO DELL’OPERA DI SAN FRANCISCO

di LUCIANO CAPRILE –  primi di ottobre inizierà a dipingere un grande quadro, That’s Opera, domenico-montefortenegli spazi del Teatro dell’Opera di San Francisco. Domenico Monteforte intende rendere omaggio alla lirica ospitata in città raffigurando i più famosi interpreti che si sono esibiti su tale palcoscenico a partire da Caruso fino alla Callas, a Pavarotti e così via. Questa importante e impegnativa tela sarà collocata, con una cerimonia pubblica da tenersi nel settembre del 2015, in sfoperauna sala del “San Francisco War Memorial House” dove il Giappone ha firmato il trattato di pace relativo alla Seconda Guerra Mondiale e dove sono state costituite le Nazioni Unite. Contemporaneamente realizzerà una serie di lavori che verranno esposti fino al 2 novembre all’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco. La mostra, a cura di Giammarco Puntelli ,si sposterà quindi a Milano presso la Galleria Lazzaro by Corsi dove rimarrà fino al 23 novembre: si può considerare il preludio alla grande antologica che il Palazzo delle Esposizioni della Fondazione della Banca del Monte di Lucca dedicherà nella primavera del prossimo anno all’artista toscano. Al di là dell’importante evento statunitense citato in avvio, occorre sottolineare come l’idea della musica emerga costantemente nelle più recenti prove di Monteforte: i fogli degli spartiti sorgono da paesaggi ritmicamente decantati dalla carta per pacchi applicata sulla tela o sulla tavola. I campi di papaveri o di girasoli, distillati dal volutamente non finito per lasciare un margine di sogno o di estatico smarrimento nell’osservatore, si avvalgono del delicato fascino della provvisorietà per accendere macchie di colore, per sollecitare le variabili emozioni di una recondita, personale melodia. Papaveri in Versiliana è un ampio dipinto dallo sviluppo orizzontale che risponde emblematicamente a una simile sollecitazione pittorica. Infatti la rappresentazione si dispiega su una sequenza di spartiti come per raccogliere alimento dal pentagramma. Così le note de “L’ora d’amor” annunciano una lama rossa che attraversa il bosco e lo induce a sciogliersi in modulate colature di verde. Un discorso parallelo vale per Porto e per il foglio musicale atto a sovrintendere il nucleo della scena silvestre che distilla una teoria di case e prepara un’idea sfumata dell’acqua lungo lacrime di colore nell’annuncio di un confine di sparizione. Tale ricerca armonica acquisisce talora un’ulteriore risposta funzionale all’equilibrio del quadro grazie alla comparsa di parole stampigliate che dichiarano altresì una delicata transizione dalla pittura alla poesia. Lo possiamo osservare in Amor ch’a nullo amato e in Come un vento leggero che mi soffia alle spalle dove vengono in soccorso un celeberrimo slancio lirico e una suggestione personale. Tale atteggiamento costituisce anche un interessante riferimento e un dichiarato omaggio a Mario Schifano e a certi suoi approcci alla creatività. Inoltre queste vedute così specchiate nell’interiorità si riallacciano, dal punto di vista compositivoa al Monteforte capace di immergere il personale estro in una natura filtrata dall’incanto, dal sogno, dalla continua sorpresa contemplativa. Tutto ciò avviene nel grande trittico Giorno d’estate, annegato nell’abbagliante giallo dei girasoli, per rinnovarsi in Ulivo e grano, dalla ritorta allusione umana, e in Toscana, dove il ritmico flusso della pennellata trapunta la collina di un verde intenso. Così Domenico Monteforte interroga la sua terra e ce la offre come esempio di una sensibilità che si nutre di accenti nostalgici, o come struggente allegoria di un mondo da consegnare comunque al desiderio.

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DOMENICO MONTEFORTE AT WORK ON A LARGE PAINTING FOR THE SAN FRANCISCO OPERA

by LUCIANO CAPRILE – At the beginning of October he will begin a large work, “That’s Opera”, at the San Francisco Opera Theatre. Domenico Monteforte will pay homage to the city’s lyric tradition by portraying the famous singers who have performed on its stage, beginning with Caruso and including Callas, Pavarotti, and other greats. To be debuted in a public ceremony in September, 2015, this imposing painting will be displayed at the San Francisco War Memorial, opera-house-wall-detailwhere Japan signed its peace treaty to end the Second World War and the United Nations was established. At the same time he will create a series of works to be shown through November 2 at the Italian Cultural Institute in San Francisco. Curated by Giammarco Puntelli, the exhibition will then move to the Galleria Lazzaro by Corsi in Milan, until November 23, thus serving as a prelude to the large solo exhibition dedicated to the Tuscan artist, scheduled to open next spring at the Exhibition Hall of the Banca del Monte di Lucca Foundation. Beyond this important event for the American opera house, the idea of music emerges constantly in Monteforte’s recent work. Sheets from music scores rise from landscapes rhythmically decanted from packing paper applied to canvas or board. Fields of poppies or sunflowers, left intentionally incomplete so as to arouse a hint of dream or ecstatic abandonment in the observer, make use of the delicate enchantment of the provisional to light up spots of color, evoking the shifting sensations of a hidden, personal melody. Papaveri in Versiliana, an ample horizontal painting, represents this type of poetic inspiration. The image unfolds across a series of score sheets as though gathering sustenance from the musical pentagram. In a similar way the notes of “L’ora d’amor” develop into a red band that crosses a stand of trees, inducing it to dissolve into a modulated flow of green. The same discourse is at work in Porto, with its sheet ofmusic used to structure the nucleus of its sylvan scene, a distilled sequence of houses that pale into an idea of water, through tears of color vanishing beyond the visible. At times this harmonic research further serves the functional equilibrium of the painting, thanks to stamped words which declare a delicate transition from painting into poetry. This can be seen in Amore ch’a nulla amato and in Come un vento leggero che mi soffia alle spalle that make recourse to a famous Dantean lyric and a personal memory. Monteforte’s approach also constitutes an interesting homage to Mario Schifano and certain of his creative methods. From a compositional standpoint, the artist’s paintings, mirrors of internal states, demonstrate his ability to immerse his painterly deftness into images of nature filtered through enchantment, through dream, in a process of continuous contemplative surprise. We experience this in the large triptych Giorno d’estate, drowned in the blazing yellow of sunflowers, find it renewed in Ulivo e grano, with its twisting allusion to the human body, and in Toscana, where the rhythmic flow of the brushstroke embroiders a hillside with intense green. Thus Domenico Monteforte interrogates his land, offering it to us as an example of a sensibility nourished by nostalgic accents, or like a deeply moving allegory of a world that exists only in longing.

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