“Giacché è venuto, facciamoci una chiacchierata”

Nel 1979 avevo ricevuto da Mario Richter dell’Università di Padova le fotocopie dell’epistolario   Guillaume Apollinaire – Ardengo Soffici da assaporare durante le vacanze. Tra le tante, interessanti missive spiccava una cartolina postale di Apollinaire del 1915 o 1916 dove veniva descritta la vita drammatica della trincea allietata dalla lettura della rivista La Voce, che Ardengo gli inviava di quando in quando, dove rimaneva particolarmente colpito dagli articoli di Giuseppe Prezzolini, “la coscienza dell’Italia”.

Di Prezzolini avevo perso le tracce: sapevo che, tornato da New York, si era fermato brevemente in Italia e si era quindi trasferito nel Canton Ticino. Stavo trascorrendo quelle vacanze sul lago d’Orta per cui, per chiarire la questione, decisi di recarmi al centralino telefonico di Omegna dove poter consultare l’elenco degli abbonati di Lugano e dintorni. Le speranze di trovare il suo nome erano minime: invece saltò fuori, come d’incanto, “Prezzolini Giuseppe, scrittore, via Motta 36, Lugano”. Gli telefonai a proposito di quella cartolina: “Mi interessa, me la spedisca”, disse con fare sbrigativo. “Preferirei portargliela, dal momento che mi trovo in ferie poco distante da lei”, cercai di rispondergli. “Si vede che lei ha del tempo da perdere. L’aspetto venerdì pomeriggio alle quattro”, fu la sua conclusione. Il giorno stabilito raggiunsi la sua abitazione situata in un palazzo al culmine di una strada panoramica: la moglie mi introdusse nello studio le cui finestre si spalancavano sul lago sottostante. Prezzolini era seduto alla scrivania e mi accolse con un inatteso sorriso: “Giacché è venuto, facciamoci una chiacchierata. Lo gradisce del Vin Santo?” Così è iniziata la frequentazione, durata tre anni, di questo straordinario personaggio che nel 1903 aveva fondato con Giovanni Papini Il Leonardo firmando gli articoli con lo pseudonimo di Giuliano il Sofista. Nel 1908 è stata quindi la volta de La Voce da lui diretta fino al 1914, erano seguiti alcuni volumi tra cui L’Italia finisce, scritto nel 1948 per il pubblico americano. Alla religione aveva dedicato nel 1969 Dio è un rischio, considerato uno dei testi più profondi concepiti da un non credente, tanto da suscitare l’interesse di Paolo VI con cui aveva intrecciato un rapporto epistolare. Difendeva la sua posizione agnostica dicendo che lui il Paradiso l’aveva trovato in terra (così si chiama l’elegante quartiere di Lugano dove risiedeva) e di attendere quell’illuminazione celeste che non sappiamo se gli sia pervenuta.

Come mai aveva scelto la Svizzera? “Quando sono tornato dagli Stati Uniti, non mi sono più trovato in sintonia con la gente: mi sono sentito straniero nel mio Paese. Invece qui posso continuare il mio lavoro con tranquillità, lontano dalle polemiche”. Polemiche che non sono mancate a proposito della biblioteca che voleva lasciare a Firenze: “Un giorno venne qui l’amico Spadolini per discutere della cosa. Gli chiesi in cambio un’adeguata sede e una rapida catalogazione di tutto il materiale. Ma non ebbi una risposta soddisfacente”. Così la biblioteca passò a Lugano dove è stata ordinata e messa a disposizione degli studiosi. Ed ecco un aneddoto a proposito di questo straordinario materiale. Nel corso di una visita Prezzolini voleva mostrarmi delle carte, senonché dal pacco scivolò a terra un foglio: era una splendida sanguigna di Medardo Rosso. Leggendo nei miei occhi la sorpresa se ne uscì con: “Non deve meravigliarsi. Quando settant’anni fa chiedevo un’immagine agli artisti, che fossero de Chirico, Medardo Rosso, Carrà o Soffici, mica mi mandavano una fotografia, come succede oggi. Per loro era più semplice spedirmi un disegno”. Questo era il Prezzolini che prima di ogni conversazione premetteva: “Io rispondo a qualunque domanda con l’avvertenza che se la domanda è impertinente io rispondo in modo impertinente”, che faceva il paio con: “Io ho tanti rimproveri da farmi e me li faccio da solo”.

Giuseppe Prezzolini ha lasciato questa vita il 14 luglio 1982: aveva compiuto cent’anni il 27 gennaio in piena lucidità e in piena lucidità se ne era quindi andato.

è nato a Genova e vive a Pegli con uno sguardo ai monti e uno al mare dal cui contrasto nasce l’ispirazione. Si occupa d’arte contemporanea da più di quarant’anni avendo avuto la fortuna di conoscere e di frequentare importanti artisti come Enrico Baj, Arnaldo Pomodoro e Fernando Botero, tanto per citarne alcuni, cercando di indagare l’intima motivazione del loro gesto creativo da riversare nei testi di presentazione di mostre in spazi pubblici e privati italiani e stranieri. L’incontro con “Arte in” è avvenuto nel 1993 in occasione di una copertina dedicata a Ugo Nespolo. E da quel momento non ci siamo più lasciati.

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