Ecco come nacque la mostra di Afro a Buenos Aires

Buenos Aires, 1998

L’ing. Mario Graziani, figlio adottivo di Afro Basaldella, è stato il fondatore e anche il motore per molti anni dell’Archivio Afro, uno dei pochi archivi italiani di un grande artista fatti e gestiti come si deve. È stato anche fortunato in questa attività, perché sostenuto da un “gruppo di ragazzi in gamba”, come sua figlia Maria Antonietta, la prediletta anche senza la rima, il figlio minore Afro, ed il genero, l’avvocato Marco Mattioli, attuale Presidente, e riconosciuto nel mondo dell’arte internazionale, come l’uomo sotto traccia, l’Andreotti dell’arte, pronto a portare a casa il risultato con la massima discrezione. Però, più di 20 anni fa Mario Graziani, un misto sorprendente di genialità e guizzi intuitivi tipici dei romani, e di bonomia e al tempo stesso sfacciataggine romanesca, il tutto condito con una praticità e concretezza molto friulana, doveva praticamente fare tutto da solo. E da solo aveva organizzato una meravigliosa mostra itinerante della grafica del grande maestro, intitolata “AFRO, Litografo y Grabador”, che attraversava tutti i musei dell’America latina, partendo dal Bellas Artes di Santiago del Chile, e passando per Cordoba, Buenos Aires, Mar del Plata, Montevideo, Ciudad de Mexico, Maracaibo, Abana, per concludersi in una capitale europea, naturalmente di lingua spagnola, Madrid. In occasione della trasferta argentina, l’amico Mario mi aveva invitato a presentare la mostra al Museo Nacional del Grabado di Buenos Aires.

Io ero accompagnato da Pia, mia moglie, e dalla nostra prima fantastica bassottina, Clara, uno dei cani più colti della storia dell’arte contemporanea. Fu uno dei viaggi più ricchi di colpi di scena e di gag che io ricordi; soprattutto per le trovate dell’ingegner Graziani. Quando la nostra mitica Clara, ad esempio, dopo un viaggio di 24 ore, con scalo a Parigi, senza mai, dico mai, fare i bisogni, finalmente arrivati a Buenos Aires, decise di concedersi una torrenziale pipì sotto gli alberi secolari della Recoleta, una delle Piazze e dei luoghi simbolo della capitale, l’ingegnere  propose seriamente a un carabinero di cambiare il nome della Piazza in Re Clareta, come omaggio al gesto immaginifico della bassottina Clara. E ancora, durante un benevolo, ma concitato, assalto di un nugolo di cani sempre alla nostra Clara, al Parco Palermo, il paradiso dei cani e dei dog sitter, egli serissimo  intese difenderla, spiegando ai loro padroni, in un argentino molto rimaneggiato romanescamente , che “ le friulane non sono zoccole”. E in lungo viaggio in taxi, in cui il taxista di origini italiane, dopo aver magnificato le imprese dei suoi avi in quella città, iniziò a chiederci le nostre provenienze, l’ingegnere sfinito lo tacitò con un perentorio: ” Io sono di Grotaferata, el re de Grotaferata,  residenza estiva del governo italiano, come Castel Gandolfo per i Papi”. Silenzio timoroso e rispettoso fino al termine della corsa.

Ma il vero capolavoro della trasferta fu la trattativa che l’ingegnere volle a tutti i costi intraprendere con la famiglia Di Tella per l’acquisto di uno splendido dipinto di Afro del 1958.

Va detto che i Di Tella sono forse la più importante famiglia di origine italiana dell’Argentina. Il vecchio Di Tella era stato uno degli artefici del Bellas Artes, il museo più prestigioso dell’America latina, possedendo una strepitosa collezione di arte moderna. Dove, purtroppo per lui, c’era anche il meraviglioso Afro che Mario Graziani si era fissato di comperare. Ma ai Di Tella non passava nemmeno per la testa di vendere quell’opera. Nonostante tutti i tentativi del sottoscritto, tutte le pressioni del Fogolar friulano e della diplomazia (l’ingegnere ci aveva messo in moto tutti), non solo non ci fu verso di convincerli, ma anzi rischiammo un vero e proprio incidente diplomatico: il rampollo dei Di Tella, all’epoca era il Ministro degli Affari Esteri!

Però il buon Mario non si diede per vinto e da par suo qualcosa, come una sorta di risarcimento, ottenne; anzi ottenne molto, moltissimo. L’anno dopo infatti, l’anno della scadenza del “regno di Menen”, alla presenza di mezzo governo argentino, naturalmente del Ministro di Tella, e di una folta rappresentanza di ministri, schierati come in un addio da “Caduta degli dei”, di Jorge  Glusberg, il padrone dell’Arte latina, e del “coro furlan” di Gradisca d’Isonzo, autentica eccellenza nel mondo dei cori, Mario Graziani e il sottoscritto inauguravano al Bellas Artes la più importante mostra mai dedicata a un artista italiano: “AFRO. Una luz mediterranea a través de los continentes”

si occupa di Storia dell’Arte e di mercato dell’Arte da quarantacinque anni cercando di far comprendere agli appassionati come il grande mercato e la grande arte debbano necessariamente viaggiare assieme. Ha curato poco meno di 500 Mostre pubbliche in molti dei maggiori Musei del mondo, dal Bellas Artes di Buenos Aires e di Santiago del Cile al Moma di Mosca, alla Galleria Nazionale di Praga, all’Hermitage di San Pietroburgo fino al Palazzo Ducale di Venezia e alla Gnam di Roma, al Museo Marittimo e al Museo della Cattedrale di Barcellona, privilegiando una sua idea centrale: quella di far dialogare l’Arte moderna con i luoghi della Storia.
Ha iniziato a collaborare con ArteIn fin dai primi numeri, ed infatti vi ha tenuto in tutti i primi anni 90 una rubrica sul tema dei falsi che ha avuto sempre un grande seguito.

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