Quanto sono tecnologici e Social i Musei? Forse un po’ meno di quello che saremmo portati ad immaginare. Una analisi condotta nel 2016 e recentemente pubblicata dall’Osservatorio Innovazione digitale nei Beni e Attività Culturali ci dice che il 52% dei musei possiede almeno un account sui social network, mentre solo il 13% è presente sui tre più diffusi in tale ambito, ovvero Facebook, Twitter ed Instagram. Inutile dirlo, il social media più utilizzato è quello ideato da Mark Zuckerberg. Il 51% dei Musei ha infatti una pagina su Facebook, mentre solo il 31% e il 15% utilizzano rispettivamente anche Twitter e Instagram.

L’indagine in questione è stata effettuata su un campione di 476 musei italiani, pari a circa il 10% dei musei aperti al pubblico nel 2015: per ciascun museo è stata rilevata la presenza di un sito web e le sue funzionalità, la disponibilità di applicazioni, la presenza sui social network, su TripAdvisor e su Wikipedia. Inoltre è stata condotta un’analisi sugli account ufficiali di 125 musei italiani, presenti sui tre social citati.

A questo punto dobbiamo analizzare anche un altro dato, forse ancora più inaspettato: solo il 57% dei musei presi in esame ha un sito web. Uno strumento che però risulta essere non sempre troppo efficace, in quanto molti di essi non sono in grado di favorire l’interazione con l’utente. Un esempio? Solo il 21% presenta in home page una chiara call-to-action (ovvero invito all’azione) che porti ad acquistare, magari con un pulsante, i ticket di ingresso sulla biglietteria online. E solo il 51% ha in home page il collegamento diretto ai social network.

Come si legge nel rapporto, “la traduzione in lingue straniere (principalmente l’inglese) è disponibile solo nel 54% dei casi e i contenuti solo nel 20% sono indirizzati a particolari categorie di utenti (famiglie, disabili, gruppi, etc.). I numeri sono ancora più piccoli quando si indaga la presenza di servizi più avanzati come la possibilità di acquistare online merchandising o materiale legato al museo (6% dei casi), effettuare donazioni (anche in questo caso 6% e per il 70% si tratta di musei privati) e crowdfunding (1%)”.

Tornando alla question “Social” è interessante notare che il 10% dei musei che non hanno un sito Internet è però attivo su Facebook. Su quest’ultimo, i 3 musei con il maggior numero di fan sono i Musei Vaticani, seguiti dalla Reggia de La Venaria Reale e dal MAXXI al terzo posto.

Su Twitter, ad avere il più alto numero di follower è il profilo dei Musei in Comune di Roma mentre il MAXXI si attesta al secondo posto e il Museo del Novecento, a Milano, conquista la medaglia di bronzo. Su Instagram, invece, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia è l’ente più seguito, seguono il Triennale Design Museum di Milano e il MAXXI di Roma.

Ma veniamo ai siti di recensioni: sui 476 musei studiati, ben il 62% di essi è presente su TripAdvisor. Di questi il 51% ha un certificato di eccellenza, con il 66% delle valutazioni pari o superiori a 4,5 stelle (su cinque stelle di valutazione massima).

Quella che si delinea è comunque una situazione in fermento: la strada dell’innovazione è stata intrapresa. Sicuramente la presenza di nuove figure professionali, che rappresentino il giusto connubio tra la conoscenza del nostro immenso patrimonio artistico e la padronanza delle competenze digitali, è un fattore fondamentale per proseguire questo cammino.

 

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