Lorella Pagnucco Salvemini, Direttore Responsabile di ARTEiNWorld

EDITORIALE • EDITORIAL [ LORELLA PAGNUCCO SALVEMINI ]

C’È DEL GRANDIOSO NELLA MORTE DEL TURISTA IN SANTA CROCE A FIRENZE

“A egregie cose il forte animo accendono l’urne de’ forti”: probabilmente, non tutti i turisti che entrano nella Basilica di Santa Croce a Firenze avranno in mente l’incipit dei “Sepolcri” del Foscolo e saranno animati dallo stesso anelito. Forse, non tutti credono che da una visita alle tombe dei grandi e dal dialogo silenzioso che si instaura con loro possano scaturire ispirazioni sublimi; che omaggiare il genio ci renda a nostra volta, se non geniali, almeno persone leggermente migliori. La maggior parte dei visitatori non ambisce a tanto. Anzi, nemmeno immagina una simile possibilità. Va a Santa Croce perché deve, perché fa parte del tour organizzato dall’agenzia viaggi ed è già tutto compreso nel prezzo, perché qualche suo amico c’è già stato e lui non può essere da meno. O per rimpinguare la propria narcisistica collezione di selfie, in una declinazione un po’ macabra. Molti, poi, si trovano a varcare la soglia di quel  glorioso tempio assai malvolentieri. Sono in vacanza, vorrebbero semplicemente spassarsela un po’: buon cibo, buon vino, un giro per le vie del centro per shopping griffati, qualche avventura galante, se capita. Sperando che capiti.  Di camminare fra tombe e sentir parlare di defunti proprio non ne avrebbero voglia. Leon Battista Alberti, Vittorio Alfieri, Michelangelo Buonarroti, Galileo Galilei, Niccolò Machiavelli e tutti gli altri che riposassero pure in pace, nel buio dei propri pomposi sepolcri. Loro di là, nel misterioso mondo dei trapassati; i vivi di qua, a godersi la vita. “Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”: parole di un altro illustre fiorentino, Lorenzo il Magnifico.

Parole sante, spesso profetiche.

Un accidente può sempre capitare a chiunque. L’imprevisto nefasto, a volte, è dietro l’angolo. A volte, piomba letteralmente in testa: un fulmine, una tegola. Può perfino accadere che a colpire sia un capitello, se ci si addentra in edifici vetusti. Succede a Daniel Testor Schnell, un cinquantaduenne di Barcellona, proprio all’interno della basilica di Santa Croce. Un peduccio del ‘300 di 40 centimetri si stacca dalla volta, fa un volo di 20 metri, centra  con precisione millimetrica il cranio del malcapitato che stramazza al suolo. Aver esalato l’ultimo respiro fra le sacre spoglie degli immortali non riserverà  allo sventurato la  medesima solenne sepoltura, eppure finisce per accordare alla tragica fatalità un che di grandioso. In fondo, non è da tutti morire d’arte.  Ma noi, che preferiamo vivere, ci stiamo attrezzando: mai più varcare la soglia di un museo o di una chiesa senza un elmetto in testa e una polizza infortuni in tasca.

Questo articolo fa parte del n. 6/2017 della rivista ARTEiNWorld, acquistabile nella versione digitale o cartacea


EDITORIALE • EDITORIAL [ LORELLA PAGNUCCO SALVEMINI ]

THERE’S SOME GREATNESS IN THE TOURIST’S DEATH IN SANTA CROCE IN FLORENCE

“The noble deeds the strong of spirit kindle before the strong ones’ urns”: perhaps, most tourists entering the Basilica di Santa Croce in Florence hardly think of the first lines of Foscolo’s “Sepulchres” and are rarely inspired by the same desire. Perhaps, most people do not think that a visit to great people’s tombs and a silent chat with them can lead to sublime inspiration, nor do they pay homage to the genius that, on its turn, makes us slightly better, if not more brilliant, people. Most visitors do not yearn for so much. On the contrary, they do not even conceive such a prospect. They visit Santa Croce because they have to do it, because it is part of the tour planned by the travel agency and is included in the price, or because a friend of theirs has been there and they want to be as good as them. Or perhaps to enlarge their narcissistic selfie collections, in all their somehow macabre facets. Many people cross the threshold of that glorious temple almost reluctantly. They are on holiday and would like to enjoy themselves: good food, good wine, setting off for the streets of the city centre to shop designer items and, if it may happen, having some love affair. They hope for this to happen. They do not feel like stepping around tombs and hearing about dead people. Let Leon Battista Alberti, Vittorio Alfieri, Michelangelo Buonarroti, Galileo Galilei, Niccolò Machiavelli and everyone else rest in peace, in the darkness of their luxurious sepulchres. They belong to the afterlife and to the mysterious world of the dead, while living people belong to the here and now and should enjoy their lives. “Who’d be happy, let him be so: Nothing’s sure about tomorrow”: words by another eminent man from Florence, Lorenzo the Magnificent.

Wise, often prophetic words.

Everyone may have a mishap. Sometimes, ill-fated accidents are just around the corner. Sometimes, something can literally hit your head, like a thunder, or a roof tile. It can even happen to be hit by a capital, if one enters ancient buildings. It happened to a 52-year-old man from Barcelona, Testor Schnell, in the Basilica of Santa Croce. A 40 centimeter archstone dated 14th century breaks off from the vault, falls for 20 metres and strikes with great accuracy the skull of the unfortunate person, who collapses to the ground. Taking his last breath among the immortals’ sacred remains will not allow this unlucky person to share the same solemn burial; nonetheless, it ends up providing this tragic destiny with an air of grandness. After all, not everyone would die of art. And since we would rather live than die, we are equipping ourselves and will never again cross the threshold of a museum or church without a helmet on our heads and an injury insurance in our pockets.

This article is part of the n. 6/2017 of the magazine ARTEiNWorld, available on our website, in digital or paper edition.

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