Marina Ruggeri - gioielli

INCONTRO CON MARINA RUGGERI
Marylart, al confine tra oreficeria e collezionismo

 

“I MATERIALI CONTANO MENO,
L’ASPETTO PIÙ IMPORTANTE
È LA QUOTAZIONE DEL CREATORE”

 

Marina Ruggeri da più di vent’anni si occupa di gioielli d’artista, un settore di confine tra oreficeria, arte e collezionismo.

“È iniziato tutto per caso” mi racconta “il mio defunto marito aveva un’industria orafa e per amicizia con Arman aveva realizzato dei gioielli con lui, poi dimenticati in un cassetto. Io li ho trovati e sono stata folgorata”.

Marylart riveste il ruolo di intermediario tra artista e galleria, come riesci a intercettare gli autori e come trasformate l’opera d’arte in un oggetto indossabile? 

Quasi tutti gli artisti contattati sono molto entusiasti dell’avventura nel gioiello,
incuriositi dalla sfida di trasformare la loro arte in oggetto per adornare il corpo. Marylart, attraverso il suo laboratorio, guida l’artista nella scelta dei materiali, nelle forme, nell’ergonomicità e nell’estetica di ogni pezzo, realizzato integralmente a mano, uno per uno.

In Italia il gioiello d’artista è ancora relativamente poco conosciuto, come mai?

In realtà, c’è un grosso collezionismo di gioielli d’artista in Italia, solo che l’italiano fa ancora fatica ad acquistare qui: i miei clienti italiani comprano da me all’estero, per lo più in fiere d’arte.
Ma sono certa che gli amanti dell’arte vorranno sempre più anche indossare l’arte di cui sono collezionisti.

Che impatto economico ha il materiale con cui i gioielli d’artista vengono creati?

Il materiale usato ha una valenza veramente relativa su ogni gioiello
d’arte. Il valore è dato
in primis dalla quotazione dell’artista, poi dalla tiratura e dalla riuscita complessiva di ogni pezzo, dalle pubblicazioni e dall’eco che riesce ad ottenere: il materiale incide in misura veramente relativa. Ci sono dei gioielli d’artista preziosissimi realizzati in lana (Yayoy Kusama) o in legno (Louise Nevelson).

Gala Rotelli