JACKSON POLLOCK Number 27

action painting ed espressionismo astratto americano

10 ottobre 2018 / 24 febbraio 2019
a cura di Luca Beatrice, David Breslin, Carrie Springer
Complesso del Vittoriano, Ala Brasini
Via di S. Pietro in carcere, Roma
info www.ilvittoriano.com

Con un prestito di notevole caratura da parte del Whitney Museum of American Art di New York, a cui spetta anche la cura della mostra insieme a Luca Beatrice, ha aperto al Vittoriano di Roma un’interessante percorso sugli artisti della Scuola di New York che gira attorno al suo noto ed esplosivo nucleo, Jackson Pollock.

J. Pollock - allestimento ingresso mostra
J. Pollock – allestimento ingresso mostra

Nelle sei sezioni in cui è suddivisa la mostra sono circa 50 le opere, tra le quali autentici capolavori, come la grande tela di oltre tre metri, la NUMBER 27, celebre fusione di energia ed equilibrio. Intorno a Pollock, sono collocati i più famosi esponenti della cerchia degli ‘action painters’ dell’espressionismo astratto che influenzarono concretamente la pittura americana a partire dagli anni ’50, inscenando una vera e propria rivoluzione contro il metodo selettivo del Metropolitan Museum.

Celebre la lettera – ormai manifesto di aperto dissenso – inviata il 20 maggio 1950 al presidente del Metropolitan e sottoscritta da pittori e scultori che oggi rappresentano i capisaldi dell’arte americana di quel periodo. Oltre a Pollock, de Kooning, Newman, Rothko, Reinhardt, Hofmann, Motherwell, Bourgeois, tanto per citarne alcuni.

Insomma negli anni ’50 Jackson Pollock presiede il firmamento dell’arte americana, ma è in ottima compagnia, lui stesso dice che: “ci sono cinquecento miei coetanei a New York che fanno un lavoro importante”. L’eterogenea Scuola di New York è ufficialmente costituita, affrancando l’arte americana dal peso della tradizione europea e, ancor più, dal suo stesso passato.

Le opere che vediamo in mostra sono parte dell’amplissimo fondo raccolto, a partire dal 1931, da Gertrude Vanderbilt Whitney, che volle un museo dedicato ad artisti americani viventi e non ancora consacrati dalla critica. Una raccolta di linguaggi diversi che però testimonia di quanto l’eccezionalità possa emergere solo dalla diversità.

NICOLETTA ZANELLA

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