I VAGITI DELLA PICCOLA ATENE

Quelli espressi dalle gallerie di Pietrasanta il 7 luglio scorso in occasione della 3ª Collector’s Night sono ancora vagiti di una manifestazione che deve crescere e maturare. Con Manolo Valdés nella metafisica piazza è tornata la scultura monumentale (per qualcuno eccessivamente invasiva) di un artista internazionale. All’ingresso del paese troviamo l’atelier di Francesca Tommasi, affascinante e immersiva sede espositiva di scultura e il limitrofo laboratorio trasformato in mostra da Galleria Poggiali. Lungo via Garibaldi, ci imbattiamo nel provocatorio Putin-Napoleone con dito medio alzato di Giuseppe Veneziano da Futura Gallery. Da vedere anche il dialogo psyco cinema/arte di Alessandra Pagoni alla galleria Paola Raffo, la storica mostra degli artisti di Forma 1 da Armanda Gori Gallery con testo di Bruno Corà, le foto sospese di Rune Guneriussen da Marco Rossi e la scultura plastica di Javier Marin da Barbara Paci. Intimo e profondo è il lavoro site specific sulla solitudine di Teresa Cinque, mentre visitando le camere con vista di Giacomo Piussi da Susanna Orlando si ha la sensazione di entrare in un’opera d’arte che avvolge e coinvolge. Quello espresso dalle sculture di Bertozzi e Casoni nella galleria di Giovanni Bonelli è un monito: il loro iperrealismo decadente ci sollecita una nuova visione umana della globalità… anche nell’arte. (Michele Ciolino)

 

MOLTO RUMORE PER NULLA

La promessa è di una notte che celebri l’arte; Pietrasanta veste il consueto abito della festa, a tratti logoro per il troppo utilizzo, e non stupisce. Nel vuoto di un progetto comune, occasione mancata che rivela l’assenza di un confronto fra le tante gallerie, sanno coinvolgere le sole ipotesi di intimità, i tentativi di ricerca. Gelo e silenzio negli scenari nordici di Rune Guneriussen, da Marco Rossi; i minimali ricami su stoffa nera di Teresa Cinque – brandelli luminescenti di segnaletica autostradale, unici interlocutori del viaggiatore notturno; l’estro del giovane Christoph Rode, scommessa della Galleria Ponzetta. Collector’s Night: molto rumore per (quasi) nulla. (Isabella Michetti)

 

Un’intera notte per amanti della bellezza e collezionisti attenti. Una nobile cornice. Ma questo non basta. La Collector’s Night tradisce infatti tutti i limiti di una programmazione provinciale e inefficace. Il totale abbandono intellettuale collima con la frantumazione delle singole politiche espositive. Elemento accettabile, in nome di un’ambita varietas. Per il resto, non la volontà di stupire gli amici, di attrarne di nuovi, di fare squadra o promuovere un punto di vista che sappia innamorare. Dopo pochi passi già pesante la generale mancanza di entusiasmo reciproco, nulle le sporadiche positive sorprese. La visita termina anzitempo: e nella minuscola Atene la sete e la fame incalzano, trovando – immediato – un capillare ristoro. (Francesco Mutti)

 

Sabato 7 luglio a Pietrasanta si è tenuta la Collector’s Night: una sfilata di belle opere, belle donne, bei vestiti… e poi? Tanta forma, pochi contenuti. È mancato quel fil rouge che accompagnasse il visitatore a percorrere gli spazi espositivi ed evitare di smarrirsi in mezzo a opere, galleristi e calici di prosecco. Le grandi gallerie non hanno osato, preferendo esporre i soliti artisti storicizzati sulla bocca di tutti. Un guizzo interessante è arrivato dalla Galleria Ponzetta con il tedesco Christoph Rode. Un plauso speciale alla poliedrica Teresa Cinque che riesce, nel marasma generale, a creare un ambiente intimo e raccolto dove poter esporre il suo progetto Punto Luce. (Cesare Orler)

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