Taurianova, 12 maggio 2020.
Questo tempo per me è drammatico, dalle prospettive confuse, scandito da incertezze e da un futuro sospeso. Di fronte a questa tragedia pandemica, che sta scuotendo il mondo, l’arte diviene un’esigenza esistenziale ancora più profonda, sia per chi la crea che per chi ne fruisce. L’umanità cambierà certamente. Storicamente i grandi balzi in avanti sono scaturiti dopo delle catastrofi. È come se l’uomo proprio grazie all’istinto di sopravvivenza riscoprisse il meglio di sé.

È tempo di riflessione. Ora più che mai, c’è bisogno di artisti, filosofi, imprenditori, politici, economisti che siano motivati dall’umanesimo. Questa pandemia ha colpito duramente tutte le categorie e tutte le attività, in particolare quelle che necessitano della presenza del pubblico e le arti, in generale, che vivono di questo. Per me l’arte è condivisione, proprio per questo trovo impossibile pensare a grandi mostre in digitale. Credo fermamente nella relazione del corpo con le opere, nella loro sinergia.

Vedere una rassegna o visitare un museo online può andar bene per acquisire delle nozioni, ma nulla ha a che vedere con la vibrazione o l’interazione. Non mi auguro una biennale online. Probabilmente, ci sarà una trasformazione e nulla sarà come prima. Il mio auspicio è che l’uomo, dopo una profonda riflessione, possa ritrovare la sua coscienza e raggiungere un grado maggiore di consapevolezza che lo porti a rispettare e amare il pianeta meraviglioso che lo ospita. L’artista, attraverso l’arte, cerca di recuperare ciò che è essenziale per il mondo e l’arte testimonierà, come sempre, la nostra storia.

Cesare Berlingeri

 

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