Il tempo è muto Centro d’arte Reina Sofia Madrid PH Joaquín Cortés

Igloo, animali imbalsamati e stalattiti per ingannare l’orologio

 

Il tempo è muto: nell’omonima poesia, Giuseppe Ungaretti immaginava un’umanità che si identificava in un rematore stanco, distante da approdi sicuri e rimasto bloccato in mezzo a un canneto. L’uomo non poteva trovare risposte riguardo a uno dei massimi enigmi: cos’è il tempo? Il Museo Reina Sofia di Madrid dedica fino al 29 marzo 2020 un’ampia retrospettiva a Mario Merz, uno dei protagonisti dell’arte povera. Merz, con il suo lavoro, ha risposto al quesito a modo suo, spostandosi in una dimensione al di fuori del tempo. Utilizza materiali naturali e di facile reperibilità come pietre, ghiaia, creta e arbusti con cui costruisce architetture che oscillano tra il provvisorio e il duraturo ingannando la clessidra di Padre Tempo. Su questi interviene con materiali industriali come lastre di vetro, ossature metalliche, cemento, plexiglass e tendaggi.

 

La retrospettiva al museo Reina Sofia di Madrid tenta di rispondere a domande eterne

 

L’edificio finale può assumere due aspetti. Può essere una sorta di bunker inespugnabile in cui non filtra nemmeno un filo d’aria e che rappresenta un sistema che si chiude per non farsi contaminare dalla diffusione delle mode, dall’americanizzazione dei mercati e dal consumismo oppure può essere uno spazio che si lascia a ttraversare dalla luce, da cunei di varia forma e da elementi fortemente allusivi come i quotidiani, simbolo di trasmissione e circolazione delle notizie. In questo secondo caso l’igloo perde parte della sua funzione protettiva. Delimita uno spazio ma i suoi confini non sono più così nitidi. I tubi al neon ricorrono di frequente nel lavoro dell’artista e sono utilizzati come infusori di energia. Trapassano tele, circondano igloo, si ramificano in scritte e numeri accendendo cromaticamente i materiali su cui si innestano. I tubi al neon sfruttano scariche di gas ionizzato e la loro fluttuazione ricorda una pulsazione che sembra donare quell’afflato vitale che fa respirare le opere. Un secondo elemento ricorrente è la serie di Fibonacci. Anche in questo caso Merz riesce a evitare qualsiasi risvolto temporale e la utilizza in quan to “non ci sono limiti spaziali, perché lo spazio è infinito”. Eppure gli igloo, gli animali imbalsama ti e le stalattiti evocano necessariamente il tempo, ne conservano le tracce. Tutti i materiali organici impiegati dall’artista si deteriorano e sembra lecito interrogarsi sulla durata di tali opere. Merz ci sta dicendo che l’arte non segue le tempistiche umane, che è molto più resistente dell’uomo e che non viene prodotta per noi, ma per chi verrà. Ci dice che il tempo è muto. Sarà l’opera a parlare per l’artista nell’eternità.

 

Mario Merz
Time is mute
Reina Sofia
Madrid
A cura di
Manuel Borja-villel
Fino al 29/03/2020

Cesare Orler

 

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