Corona di spine di Tancredi Parmeggiani

I gesuiti hanno dato vita a una mostra di grandi contemporanei

 

Girando per Milano con la curiosità di una turista e l’interesse di chi ha dell’arte una necessità dirompente, mi sono ritrovata in un luogo incredibile. Nel pieno del quadrilatero della moda milanese c’è una piazza con un’affascinante chiesa barocca: San Fedele, progettata nel 1586 da Pellegrino Tibaldi. All’interno troneggiano imponenti dipinti di Peterzano, Crespi, Maratta, ma a un tratto sono colpita da qualcosa di diverso: la pala di un altare minore è una ceramica invetriata e smaltata l’Apparizione del Sacro Cuore. Mi avvicino curiosa e scopro che è un’opera del 1956 di Lucio Fontana. Sono molto sorpresa, ma non so ancora che sto per visitare un vero museo d’arte contemporanea. I gesuiti colti e attenti hanno creato un percorso spirituale che si snoda tra antico e moderno senza soluzione di continuità, regalandoci una raccolta di grande interesse culturale e di autentica bellezza. L’emozione sorprende già nella prima stanza con una grandiosa croce rossa di Mimmo Paladino che con la sua comunicazione intensa prelude al percorso che si sta per intraprendere. Ritroverò ancora l’artista nella Cappella delle ballerine, dove decine di scarpette in bronzo, ex voto, trafiggono le pareti immacolate.

 

Una tregua alle installazioni la offrono i dipinti di Manzoni, Bonalumi, Lo Savio, Due Tagli di Fontana, ancora un Achrome di Manzoni, poi Castellani, Sironi e Aubertin. E addirittura tra gli oggetti esposti scorgo incredula una Merda d’artista. E che dire della recente collezione di opere di Nanda Vigo? Per intendere l’attualità dell’esposizione, ricordo che una sua mostra è in corso a Palazzo Reale, come nel raffinato museo del Novecento disegni di Fontana dialogano con progetti cartacei di Leonardo. Sono questi incroci tra passato e presente che fanno capire quanto l’arte sia universale e sia un discorso fluido che da ieri arriva a oggi senza interruzioni temporali. Questo è stato il pensiero illuminato di padre Andrea Dall’Asta che si è rivolto ai suoi fedeli con un linguaggio universale per indagare sul nostro sacro e la nostra origine. La mia visita dentro la chiesa continua con opere ancora più sorprendenti: sull’altare maggiore splende la Corona di spine di Parmiggiani, nella cripta la Via Crucis di Fontana, poi la cupola coloratissima di De Maria, e in fine la sconvolgente e potente Apocalisse di Kounellis: a prima vista sembra un impiccato in un sacco, ma come dice lo stesso artista in realtà è una croce latina avvolta nella juta. Il simbolismo e la crudezza dell’opera rendono la drammaticità del mistero sublimato dalla forza sacra del luogo.

Marzia Spatafora

 

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