Primo Vanadia Fabbrica del vapore di Milano

 

This is not a landscape: di cosa si tratta, quindi? Primo Vanadia, fotografo, content media manager, siciliano trapiantato a Milano, è pronto a rispondere con una mostra dal titolo provocatorio, invitandoci a valicare i confini del rapporto tra immagine e definizione. Nonostante la giovane età, Primo Vanadia ha una lunga esperienza in campo artistico: esposizioni personali e collettive, collaborazioni giornalistiche, che delineano un interesse attivo a recepire il mondo e comunicare il proprio punto di vista in tutte le sue forme. In questi giorni i suoi lavori sono esposti alla Fabbrica del Vapore di Milano, sotto la guida del curatore Pietro Quattriglia Venneri. Dove vuole condurci il messaggio contenuto negli esterni immortalati dai suoi scatti? Senz’altro oltre, ben oltre uno sguardo puramente descrittivo. Con un gusto poetico, i dettagli di bellezza si mescolano a quelli più realistici in una selezione di lavori dedicati al paesaggio. Uno stimolo a prendere coscienza della verità che ci circonda, e difenderla.

L’epoca storica è drammaticamente quella giusta, il mondo si sta muovendo, con urgenza, per responsabilizzare l’umanità sulla sua sopravvivenza. Il focus ritorna sui dettagli, rieducando gli sguardi disattenti e anestetizzati dalle nuove tecnologie, a cercare la profondità intorno a sé. Così la Biennale Arte 2019 ha premiato le idee del giovane artista ospitando nell’ultima edizione nel padiglione della Repubblica Araba Siriana, allestito sull’isola di San Servolo, le opere che testimoniano tutta la sua sensibilità. Non soltanto uno spazio prestigioso per chi ha il talento di emergere ma anche un modo per onorare la terra d’origine, paradiso e inferno mozzafiato, densa di umanità e storicamente intrisa di personalità rivoluzionarie. In questi giorni, a Milano, Vanadia torna a raccontare scenari il cui fascino surreale si mescola al profumo di mandorle e agrumi, in cui colori, forme e strutture stanno in bilico tra astratto e naturale, riconducendoci al senso della rassegna. Il riferimento a Magritte, infatti, non vuole misurare né paragonare il giovane fotografo al passato. Tuttavia, la ricerca di un significato oltre il significante permea le sue esposizioni, così come il maestro del surrealismo amava scuotere gli approdi razionali dell’uomo.

Elena Altemura

 

Related Post