ODILI DONALD ODITA: L’artista che ci parla con il colore – The Artist Who Speaks in Color

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di ELEONORA CARACCIOLO DI TORCHIAROLO – Nato in Nigeria, vive negli Usa. Nella sua pittura rivive il senso del mistero

Il colore come significante. Il colore come parola. La combinazione dei colori come frasi.
E ancora: i colori come note musicali. Il loro accostamento come partitura, con i suoi ritmi, le sue pause, i suoi respiri.
L’uso del colore – in definitiva – come linguaggio.
Odita_Mostra_©_Lorenzo_Palmieri_002È il colore, dunque, il filo conduttore del lavoro di Odili Donald Odita in mostra alla M77 Gallery di Milano fino al 17 settembre. Esposto, vi si trova un nucleo di opere appositamente realizzate per l’occasione e un grande wall-painting site-specific.
“Non posso creare lo stesso colore due volte – spiega l’artista – ma solo realizzare colori che ‘sembrano’ gli stessi. Questo aspetto è importante per me, in quanto sottolinea la specificità delle differenze che esistono nel mondo, nelle persone come nelle cose”.
È anche strumento politico dunque, il colore di Odita.
Nato in Nigeria e trasferitosi negli Stati Uniti a pochi mesi dalla nascita a causa della guerra del Biafra, Odili vive sulla sua pelle le conseguenze del razzismo e della discriminazione esercitata nei confronti delle persone di colore in Occidente.
Se in Africa il colore è quel linguaggio che rende umana la dimensione del mistero, in America – e nella cultura occidentale in generale – ogni contatto con il mistero è andato perduto a favore del potere esercitato dal linguaggio dei media. Da questa riflessione nasce il rapporto tra l’artista e il colore, un rapporto che è inizialmente di carattere morale.
Morale in quanto correlato alla comprensione del legame che il linguaggio ha con il potere: di chi lo detiene e ne fa uso, e di chi invece ne rimane escluso.
oditaSolo successivamente la ricerca diventa più squisitamente intellettuale e, anche, emozionale.
Le tonalità da lui create mirano a far risuonare echi familiari nello spettatore, favorendo le associazioni mentali e facendosi specchio della complessità del mondo.
Odita porta con sé una doppia eredità, africana e occidentale, che combina sapientemente nella sua ricerca estetica, per valicare nuove frontiere inesplorate.
Un po’ come fa la musica.
Da ultimo vorremmo infatti sottolineare anche come, accanto al messaggio di carattere sociale, alla ricerca di natura più intellettuale, la pittura di Odita non manchi di rimarcare un altro legame con la cultura africana: quello con la musica.
Così come la melodia e il ritmo sono forme immediate ed elementari d’investigazione della vita, direttamente legati al corpo, così anche i lavori di Odita – le linee, i colori della sua pittura – si sforzano, riuscendoci, di eguagliare quella vitalità.

THE DIFFEREND
ODILI DONALD ODITA
M77 GALLERY
MILANO
A CURA DI/ CURATED BY
ROBERT C. MORGAN
MICHELE BONUOMO
FINO/ UNTIL 17/09

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by ELEONORA CARACCIOLO DI TORCHIAROLO – in Nigeria, he lives in the U.S. His painting revives the meaning of mystery

Color as meaning. Color as word. The combination of colors as grammar.
Still further: color as musical notes. Composing them like a musical score, with their special rhythms, pauses, and breath.
The use of color as a language.
Color is the connecting thread in the work of Odili Donald Odita, on view at the M77 Gallery in Milan until September 17, including a nucleus of new paintings and a large-scale site-specific wall painting.
Odita also uses paint as a political instrument.
He was born in Nigeria but moved to the United State as an infant, refugee from the war in Biafra. He has lived the consequences of racism on his own skin and understands discrimination in the West.
In Africa, color is the language that humanizes the dimension of mystery, while in America, and generally throughout the West, all contact with mystery has been lost, in favor of the power of language as exercised by the media. The relationship between Oditi and color arises from this essential moral reflection. Moral, in the sense that it concerns an awareness of the connection between language and power, between those who use language and those who are left out.
The artist’s research has gradually become exquisitely intellectual and emotional at the same time.
The tonalities he creates aim to evoke familiar echoes in the viewer, provoking mental associations and functioning as mirrors of the complexity of the world.
Odita carries a double inheritance, both African and Western, wisely combined in his aesthetic research in a way that crosses unexplored borders.
It’s something like music.
We’d like to emphasize in closing that along with the social message and the intellectual research, Odita’s painting does not fail to track another connection to African culture: that of music. Just as melody and rhythm are immediate, elmentary forms of investigation of life, directly connected to the body, Odita’s painting—its line and color—brillantly seeks to equal that vitality.

THE DIFFEREND
ODILI DONALD ODITA
M77 GALLERY
MILANO
A CURA DI/ CURATED BY
ROBERT C. MORGAN
MICHELE BONUOMO
FINO/ UNTIL 17/09

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