Villa Vigoni Loveno di Menaggio Ph. Mauro Ceresa

L’artista attinge a una sintesi ora figurativa, ora informale

 

Per Elvino Motti la perfezione è irraggiungibile: non perché non si debba cercare ma perché credere di afferrarla è chimera. Da qui quel suo fare misurato, tradizionale, lento e per certi versi ostinato che è desiderio sincero e non bramosa insicurezza. Cuore del suo linguaggio: una sintesi degli elementi ai quali consegna, ora nel figurativo ora nell’informale, semplicità di segno; e una sintassi archetipica che basa sull’analisi storica delle forme per giungere a quel modello equilibrato di purezza lineare che Dominique Stella definisce “scintilla di vita”. La scultura di Motti, certo di stampo arcaico, si fortifica nel recupero di una definizione essenziale delle masse che è riconoscibile narrazione: dalla sua, inoltre, una presenza ieratica ben definita quale si ritrova in talune opere di Manzù. Del resto Elvino, formatosi come allievo di Vangi, Messina, Marchese e Basaldella – dunque tra i più influenti scultori della seconda metà del ‘900 – anziché su uno spirito emulativo confida sulla vera natura dei materiali e sulla loro energia, alla quale si affida nell’ambito del dialogo serrato con la “creazione”.

 

La sua è una ispirazione di stampo arcaico che si fortifica nella definizione essenziale delle masse

 

Tale è il tema della sua ultima fatica espositiva: nelle prestigiose sale di Villa Vigoni, sulle colline che dominano Menaggio e il Lago di Como, Motti propone una selezione scultorea tutta incentrata sulla conoscenza antropologica dei soggetti e tattile dei materiali. Tra quarzo, granito, bronzo, legno e metacrilato, la sua è una scelta regolata sull’accessibilità individuale in quanto prerogativa di un dialogo tra fruitore e opera. A tal proposito, scrive ancora Dominique Stella che “(…) l’opera di Elvino Motti s’inserisce nel ritmo lungo della storia a margine di ogni movimento, nella padronanza e nella destrezza del gesto, nella pienezza della forma, nella suggestione dei volumi. Ben al di là dell’idea di progresso o di sviluppo – valori ormai controversi, e all’esatto opposto delle tendenze imperanti – egli perpetua il gesto preciso dei tagliatori di pietre dei portici romani o degli scultori che dal Medioevo al ‘900 furono capaci di dare vita alla materia grezza, abilissimi nella loro arte e nel trasmettere ai posteri un sapere eterno”.

Elvino Motti
Arte in Villa
Dalla creatività
Alla creazione
Villa Vigoni
Loveno di Menaggio (CO)
22/10 – 30/11

Francesco Mutti

 

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