Particolare vetro soffiato Lino Tagliapietra

L’insostenibile leggerezza del vetro

 

Fino al 31 dicembre è possibile visitare la mostra LINO TAGLIAPIETRA – GLASSWORK, che si colloca in uno spazio interamente rinnovato nell’isola di Murano.

INGALLERIA si trova a Punta Conterie, una location che coniuga l’arte del vetro con l’enogastronomia, il design e la storia. L’antico spazio adibito alla creazione delle perle di vetro, infatti, è stato attentamente restaurato grazie all’impegno di due imprenditori, Alessandro Vecchiato e Dario Campa. Il risultato è uno splendido ritrovo culturale dove aria, terra e acqua si fondono, con una terrazza panoramica che permette di abbracciare con lo sguardo la laguna. In occasione dell’inaugurazione, abbiamo incontrato il Maestro Tagliapietra per conoscere qualcosa di più sulla sua storia e la sua arte.

Diventato Maestro giovanissimo, Lino Tagliapietra è, fin da ragazzo, attratto dalla novità e dotato di un talento eccezionale, prima sviluppato nella fornace di Archimede Seguso, quindi alle vetrerie Gagliano Ferro, Venini e La Murrina, fino a diventare un artista indipendente, che si divide da anni tra Murano e Seattle. Il Maestro ci racconta che la sua prima volta negli Stati Uniti è stata dettata dalla curiosità e dalla sua naturale attrazione per il sogno americano. Rispetto alla tradizione famigliare, socialista e comunista, si trova, infatti, fin da giovane, combattuto, non sentendosi totalmente a proprio agio. Inoltre la sua passione per la lettura e la letteratura, tutt’ora vive, lo avvicinano da ragazzo a Jack London e successivamente a Hemingway, Steinbeck e agli altri grandi romanzieri americani.

Accetta, quindi, verso la fine degli anni ’70, già Maestro vetraio affermato, una proposta di collaborazione dal Nord America, a Seattle, trovando un’apertura e un interesse davvero forti per l’arte vetraria muranese. La cultura vetraia americana è diversa: l’importante è realizzare oggetti a basso costo, cheap. D’altro canto, però, l’entusiasmo di questo popolo lo contagia e ritorna più volte per accrescere le sue tecniche e collaborare con gli artisti americani del vetro. Stringe anche delle profonde amicizie, come quella con Dale Chihuly. Diviene inoltre membro della Meeting Glass Art Society grazie alla quale, durante dei veri e propri live show, effettua delle dimostrazioni delle tecniche di cui è Maestro, per condividere generosamente la propria cultura del vetro (senza correre il rischio di vedere terzi rivendicare le sue innovazioni come proprie, trattandosi di veri e propri eventi pubblici, diversamente da quanto accadeva in Italia).

Non dimentica, comunque, le sue origini e tutt’ora la sua isola e Venezia rimangono nel cuore.  Ci racconta che, una volta affermato, avrebbe voluto creare una fabbrica di produzione del vetro, solo che alcune difficoltà glielo impedirono. Murano, per Lino Tagliapietra, rimane un ambiente particolare, spesso ostacolante; oggi il Maestro è inoltre consapevole che qui si vive in un’epoca diversa dal resto del mondo, anche a causa di scelte politiche sbagliate, che non hanno portato a ripensare ad una Biennale del Vetro a Murano, per esempio, un’esperienza ideale per il rinnovamento di quest’arte.

Una rigenerazione che è ben visibile, invece, nei suoi lavori, che sono oggetto di un particolare processo creativo. Lino Tagliapietra non disegna l’opera, la pensa e la realizza direttamente in fornace, con fatiche e innumerevoli prove. I suoi cambiamenti sono frutto di modalità che egli stesso definisce indecifrabili e che emergono da un’idea o da un sogno; questo modus operandi deriva, probabilmente, dal suo stesso stile di vita, fatto di rapporti diretti con le persone, che prevede lo scambio subitaneo di idee e di visioni diverse.

Da una grafica, una texture differentemente immaginata, nascono trasformazione e originalità, con un entusiasmo che negli anni si accresce. Ci racconta che una delle prime svolte avvenne negli anni ’60, grazie alla sua attrazione per la tecnica del vetro romano; realizzò un oggetto, il famoso Saturno, una mezza sfera con una lama che era un qualcosa di inesistente fino ad allora e che lo proiettò verso la modernità. Ci parla anche delle nuove idee che ispirarono le sue creazioni negli anni successivi, come quando realizzò, negli anni ’80, una lampada da tavolo che gli ricordava il celeberrimo aereo Concorde. Senza dimenticare il Formichiere, la lampada che nel 1972 gli fece vincere anche il Gran Premio alla Fiera di Barcellona. Tra gli estimatori, poi, ricorda con affetto Ludovico Diaz de Santillana, della Venini, che l’ha sempre sostenuto durante le sue avventure, sia all’interno che all’esterno dell’azienda.

L’esposizione, che spazia dal passato al presente, è impedibile per gli appassionati che sanno che l’arte del vetro può essere una forma d’arte contemporanea, non identificabile in standard ripetitivi, quanto in una visione personale unica: in questo caso, quella del Maestro Tagliapietra, che ne ha portato la lavorazione a vette difficilmente raggiungibili. La freschezza e la leggerezza delle sue opere, frutto di fatiche e studio, infatti, sono uniche nel loro genere. Citiamo, ad esempio, il gruppo di sculture in vetro delle serie Fuji all’ingresso (qui raccolte tutte insieme per la prima volta), gli eleganti pannelli di murrine, l’imponente installazione Masai e le famose Flying Boats, quelle barche volanti, che così tanto hanno viaggiato nel mondo del vetro e che, ne siamo sicuri, ancora a lungo continueranno a farlo.

Alice Gatti

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