Nanda Vigo

Nell’ultimo mese ci hanno abbandonato Lucio del Pezzo, Germano Celant e ora anche Nanda Vigo e a forza di scrivere articoli di questo genere non so più come iniziare, figuriamoci il finale.

Nanda Vigo è stata un’artista tanto valida quanto sottovalutata. Di chi scompare bisognerebbe sempre scrivere che mancherà a tutti, che è una perdita incalcolabile, che il mondo lo ricorderà. Il più delle volte va a finire che l’oblio divora ogni ricordo e buon proposito.

Nanda Vigo è stata sempre indicata come “la compagna di Piero Manzoni” e notevoli risultati le sono giunti curando mostre su di lui, solo in tempi non sospetti sono giunte consacrazioni internazionali che hanno messo ogni cosa al giusto posto, ma tra galleristi non erano in molti a credere nel suo lavoro, anzi. La maggior parte si passava un’opera ogni tanto ma nulla di serio o costante.

Sarà per il fatto che il meglio di sé l’ha espresso nel design? O forse perché è quasi impossibile trovare un’etichetta per una figura del genere? C’è chi fa il pittore, chi lo scultore, chi l’architetto e chi il designer, ma chi lavora con la luce come si chiama? Anzi, come si chiama chi, attraverso la luce, amalgama tutte queste discipline?

Per Nanda Vigo non ci sono termini adatti, ma solamente la realtà dei fatti.

Nel 1959 fonda il suo studio a Milano. Nel 1964 elabora il “Manifesto Cronotopico”, un punto fermo per i successivi studi sul coinvolgimento sensoriale (due anni dopo Julio Le Parc trionferà alla Biennale di Venezia affrontando lo stesso tema). Sempre nel 1964 realizza “Utopie”, l’ambiente spaziale creato grazie alla collaborazione con Fontana ed esposto alla Triennale di Milano, dove tornerà 9 anni dopo. Nel 1965 cura la mostra “Zero Avantgarde” nello studio di Fontana e da allora seguiranno una serie di mostre itineranti che la porteranno ovunque, da Amsterdam a Washington. Alla fine degli anni Novanta coordina 3 documentari dedicati a Fontana, Manzoni e Ponti (con cui aveva collaborato per diversi decenni). Nel 1971 grazie alla sua celebre Lampada Golden Gate ottiene il New York Award for Industrial Design e realizza il progetto per la Casa -Museo Remo Brindisi a Lido di Spina. Nel 1982 partecipa alla 40° Biennale di Venezia. Nel 1997 cura a Palazzo Reale l’importante retrospettiva su Manzoni “Milano et Mitologia” e nel 2019 è il suo turno e in quella sede viene allestita “Nanda Vigo Light Project”.

Una manciata di frammenti non restituisce oltre 6 decenni di attività artistica, e tantomeno 83 anni di vita. Quando mancano gli artisti c’è la corsa alle opere, alle fotografie, ai cataloghi autografati, alle dediche etc. come se questi ci determinassero e costruissero parte del nostro percorso per semplice stratificazione di ricordi appena sfiorati. Il bello di Nanda Vigo è che riesce a trascendere le sue stesse opere e per ricordarla sarà sufficiente accendere la luce.

crede profondamente nell’equivalenza arte=vita e vorrebbe “fare della propria vita come di un’opera d’arte” per dirla alla D’Annunzio. Si è laureato in conservazione e gestione dei beni e delle attività culturali a Venezia e sta completando una specializzazione in storia dell’arte contemporanea. Gestisce uno spazio televisivo dedicato alla divulgazione dell’arte contemporanea su OrlerTV, ama seguire da vicino artisti italiani emergenti di cui cura mostre e testi critici ed è accanito sostenitore di ARTEiNworld. Oltre all’arte gli piace anche il cinema e bere birra, di cui è raffinato intenditore, ma forse di tutto questo sa fare bene solo l’ultima.

Related Post