Marcello Morandini

Vuole riunire la sua vasta opera in un’unica sede

 

L’opera di Marcello Morandini non è solo optical, così come non è assimilabile ai lavori di Escher: è unica e spazia attraverso oggetti/soggetti che vanno dall’uso comune fino all’astrazione totale. La produzione è semplice nella sua estrema complessità, e ciò fa dell’artista uno dei maggiori interpreti della contemporaneità. Rigoroso come le sue opere, non parla mai a sproposito, gli interventi sono sempre pertinenti e la chiarezza mentale rispecchia l’opera. All’inizio della carriera, sceglie la grafica che considera importante perché “con poco si può fare molto”. Negli anni ‘64 e ’65, comincia a sperimentare la tridimensionalità e una delle prime magie è riuscire a rendere nobile un materiale come il plexiglas che per sua natura lo è poco. Morandini trova sempre gli incastri giusti, nei moduli come nella vita. In sua presenza si avverte immediatamente la sensazione di essere al cospetto di un grande che mette quasi soggezione, nonostante sia una persona estremamente accogliente e gentile. É uno dei pochi che è riuscito a smarcarsi dal provincialismo varesino, esponendo, per esempio, alla Biennale del ‘67 a San Paolo in Brasile. Nel ‘68 partecipa alla Biennale di Venezia in piena contestazione, decide di lasciare l’Italia e di allontanarsi da tutta la baraonda politica: “si possono dire le cose senza pestare”.

 

All’estero rimarrà a lungo dando seguito a un caleidoscopio di importanti lavori e collaborazioni. Membro della Royal Society of Design di Londra lavora con Umberto Eco, progetta dai grattacieli alle sedie; non basta un articolo a racchiudere la sua attività così vasta. Forse l’opera più bella a cui si sta dedicando ora, è la fondazione. Si tratta di una splendida villa nel cuore di Varese che ha potuto acquisire grazie a due collezionisti di New York cui è molto grato. Adesso, la responsabilità economica della ristrutturazione è nelle sue mani. Morandini sta compiendo un’altra impresa titanica: recuperare le opere per metterle nella dimora dove saranno fruibili a tutti. Questo significa paradossalmente anche ricomprarle, per questo è fondamentale partecipare a bandi di concorsi che permetteranno di completare il museo. Lo spazio a piano terra sarà riservato alle mostre internazionali: scultura, design, pittura, fotografia, e curate da direttori di musei europei. I piani superiori saranno dedicati alle sue opere, mentre l’ultimo piano ospiterà l’archivio della fondazione. L’aria che fatica a scorrere attraverso la gola ammaccata del Maestro, finalmente si libera attraverso le luminosissime stanze magistralmente ristrutturate, da cui si scorgono le perfette geometrie che saranno la sua eterna firma.

Luca Giraldo

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