Warhol Marilyn nera, 1967 cm - 91x91

Andy, la poetica del consumo seriale
La mostra rende omaggio all’alchimista degli anni Sessanta

 

ALLA REGGIA 140 OPERE IN 5 SEZIONI
RIPERCORRONO L’AVVENTUROSA STORIA
DEL PIÙ ICONICO ARTISTA DEL SECOLO SCORSO

 

Ha creato un marchio di fabbrica perfetto e dirompente per rappresentare la società americana del secondo dopoguerra. Preferisce il pop all’espressionismo astratto e all’action painting, come Duchamp mostra ciò che già esiste, ma all’unicità del ready made oppone la serialità di soggetti che invadono la comunicazione massmediatica. Pone fine anche alla relazione spaziale e dialettica tra oggetto e soggetto, profetizzando una sorta di nuovo umanesimo del sogno americano. Sì, è Andrew Warhola, in arte Andy Warhol, che arriva nel ’49 a New York da Pittsburgh, che teme la precarietà della vita perché viene da una famiglia povera di immigrati slovacchi; Julia, rimasta vedova presto, incoraggia però quel figlio introverso agli studi artistici e gli ripete: “Non essere invadente, ma fa’ in modo che gli altri sappiano sempre che ci sei”. Andy la porta con sé a New York e la prende alla lettera. Nella metropoli supera la gavetta, distinguendosi nelle migliori riviste dell’editoria per la sua inventiva di disegnatore pubblicitario. Incredibilmente timido, pensa di avere “un aspetto orrendo”, ma riesce comunque a produrre se stesso come la propria opera, ancora prima di produrre opere.

Capitale dell’arte, dell’alta finanza, del consumismo, della mitologia hollywoodiana, della beat generation, la New York degli anni ’60 è una promessa e una sfida: Andy la vive in ogni suo angolo, le dedica molte riflessioni: “L’idea dell’America è meravigliosa perché più una cosa è uguale e più è americana” e di “cose uguali” lui ne offre molte. Con l’intento di eliminare qualsiasi gerarchia, riscatta concettualmente i confini tra arte, pubblicità, cronaca, politica mettendo in scena, con lo stesso stile pittorico riproduttivo, oggetti di consumo, lustrini e drammi.

 

HA TRAVOLTO I CONFINI TRA ARTE, PUBBLICITÀ,
CRONACA, POLITICA METTENDO IN SCENA OGGETTI
DI CONSUMO, LUSTRINI E DRAMMI UMANI

 

JFMao - 1972, cm 91 x 91 - Outside edition, unique
JFMao – 1972, cm 91 x 91 – Outside edition, unique

Il suo studio Factory, dal ’63 al ’68, è un mitico crocevia di creatività, di vizi e virtù, aperto a tutti 24 ore su 24; oltre alle pitture realizza cortometraggi, film, diventa produttore cinematografico e musicale, editore, scrittore. Finalmente ricco e famoso, il suo sogno di business art diventa realtà. Poi, fuori dalle luci della ribalta, stupisce un Andy riservato, ossessionato dalla morte, benefattore dei senzatetto, cattolico osservante e permeato da un sentimento drammatico della vita che, con ironia, gioca a nascondere: “Io sono tutto ciò che dice il mio album di fotografie”, scrive nella sua “Filosofia di Andy Warhol”. Anche artisticamente, i confini tra realtà e artificio si fanno complicati.

All’Orangerie della Reggia di Monza, la mostra “Andy Warhol. L’alchimista degli anni Sessanta” apre la stagione espositiva con 140 opere, 5 sezioni (Miti oltre il tempo; Amore per la musica. Da producer a ideatore di cover; Personaggi celebri. A uso e consumo; Rivoluzione sessuale; Ladies and Gentleman) la proiezione del film Women in revolt del ’71 doppiato da Vladimir Luxuria e l’ultimo film dell’82.

Il curatore, Maurizio Vanni, scrive pagine illuminanti sulla necessità della mescolanza che porta l’artista oltre la stessa riproduzione a cercare “una costante trasmutazione della materiala nei suoi passaggi dalla fotografia iniziale (…) verso un’ulteriore immagine su tela o su carta così simile, ma al tempo stesso difforme alla precedente (…)”.

La mostra e il catalogo sono un rilevante tassello di lettura dell’evoluzione della cultura americana e del tracciato dello “sciamano dei tempi moderni” che è stato molto di più di quello che lui stesso potesse immaginare, un precursore del meccanismo massmediale della comunicazione anche del secondo millennio.

 

È STATO UN PRECURSORE DEL MECCANISMO MASSMEDIALE
DELLA COMUNICAZIONE NEL SECONDO MILLENNIO

 

“Warhol l’Alchimista” è un progetto espositivo nato dalla collaborazione dell’Associazione Culturale Spirale d’Idee e Banca Mediolanum.

Dopo la Reggia di Monza, la mostra acquisirà un percorso itinerante attraverso i castelli della Regione Puglia di Mesagne, Martina Franca e Ostuni e le sedi di Mediolanum di Roma, Trento Bologna, Parma, Treviso, Cosenza, Ancona e Pescara.  

Maria Angela Tiozzi

ANDY WARHOL
L’ALCHIMISTA DEGLI ANNI SESSANTA

REGGIA DI MONZA, ORANGERIE
MONZA
A CURA DI
MAURIZIO VANNI
IN COLLABORAZIONE
SPIRALE D’IDEE – MEDIOLANUM
FINO AL 28/04

 

Massimo Ferrarotti
Massimo Ferrarotti

MASSIMO FERRAROTTI
Presidente Associazione culturale Spirale d’idee e di Spirale Milano

Come nasce Warhol l’Alchimista?
Dopo la mostra di Napoli “Warhol Vetrine” realizzata nel 2014 con un successo eccezionale di pubblico e critica, la nostra Associazione culturale ha voluto dare continuità alla mission di divulgazione. A Monza il progetto ha una forte connotazione didattica e divulgativa per consentire ai fruitori, attraverso cinque sezioni, un’esperienza unica e multimediale. La condivisione del progetto con “Centodieci è Arte” Mediolanum ha confermato la volontà della nostra Associazione Culturale di avvicinarsi ad un numero elevatissimo di fruitori attraverso mostre satelliti nelle sedi Mediolanum in tutta Italia.

 

Oscar di Montigny
Oscar di Montigny

Oscar di Montigny
Chief innovation, Sustanibility & Value Strategy Officer di Banca Mediolanum 

Da dove nasce “Centodieci è Arte” e qual è la sua missione?
La mission di “Centodieci è Arte” è contribuire a far crescere il bagaglio culturale delle persone attraverso la cura della relazione con loro. L’arte, con il suo linguaggio universale, fuori dalla dimensione spazio-tempo, ha la capacità di aggregare e unire esseri umani molto diversi fra loro, ed accresce la sensibilità dell’individuo intorno ai temi della contemporaneità: è la rivoluzione dello sguardo che va nella direzione del sapere e dell’essere. Da sempre “Centodieci” crede nella forza della condivisione e mette al centro della sua relazione con la nostra Community quei valori e quegli orientamenti fondamentali alla crescita di una persona. E l’arte è certamente uno strumento ideale per realizzare questo proposito.

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