Modigliani | La Guerra legale delle attribuzioni

CERTI CONFLITTI NASCONO DAGLI INTERESSI

di Luciano Zerbinati

Di recente si susseguono notizie di dipinti non riconosciuti come autografi da uno degli archivi che si occupano dell’opera di un determinato artista. È chiaro che siamo in presenza di autori morti, che da vivi non si sono mai preoccupati di tenere un archivio delle loro opere.

Questo succedeva no agli anni ‘70/’80 del secolo scorso. Oggi un artista presente nel mercato prepara da sé l’archivio e pubblica il catalogo generale che poi tiene aggiornato. Capita che a distanza di molti anni dalla morte, nascano archivi sulla base di qualche attività di divulgazione delle opere. Questi secondi archivi si mettono normalmente in contrasto con quello o quelli esistenti.

Questi contrasti di norma portano all’avvio di attività giudiziarie e spesso a denunce di falsificazione. L’obiettivo di chi costruisce un archivio dovrebbe essere quello di autenticare opere non conosciute e non pubblicate dell’artista, aiutando la conoscenza sul suo lavoro per poi pubblicarne un catalogo. Se così fosse, viene logico pensare che le diverse fonti di conoscenza ed esperienza si dovrebbero confrontare e quindi decidere per il buon nome dell’artista stesso. A dare al giudice la controversia sull’attribuzione è azione controproducente sotto ogni punto di vista ed il lettore ben lo comprende.

Il giudice non può far altro che nominare un consulente tecnico. Tanto vale che i responsabili degli archivi si riuniscano e decidano redigendo un verbale delle loro valutazioni, che se difformi potrebbero portare all’indicazione di un perito esterno.

Tra i tanti casi di contrasto tra archivi, quello di Modigliani merita una riflessione. Nella recente mostra di Genova, qualcuno ha dichiarato che ci sono dei falsi. Premesso che i falsi di Modigliani hanno fatto scuola con il famoso scherzo dei ragazzi livornesi, non c’è ombra di dubbio che un artista che ha raggiunto cifre da capogiro muove interessi enormi. Negli Stati Uniti le Fondazioni di Warhol e di Basquiat hanno chiuso l’operatività e non autenticano più niente salvo, forse, le opere dei loro depositi. Per Modigliani i tribunali hanno riconosciuto a Christian Parisot la titolarità dell’archivio.

In Francia, altri soggetti come il Wildenstein Institute o Marc Rastellini tengono dei loro archivi e ogni tanto non condividono le attribuzioni dell’archivio Modigliani. Oggi, anche dall’America qualcuno si candida a pubblicare un nuovo catalogo dell’artista. Se fosse solo interesse culturale quello che muove tu questi storici ci sarebbe certamente uno spirito collaborativo e potrebbe uscire un catalogo finalmente aggiornato.

Concludendo mi viene da pensare che le guerre si fanno per il potere perché poi il potere genera ricchezza. Viviamo tempi in cui si convive con tanti tipi di guerre di cui siamo aggiorna ininterrottamente a tutte le ore. Come amanti dell’arte speravamo di non assistere a quelle tra storici dell’arte.

Questo articolo fa parte del n. 5/2017 di ARTEiNWord. È possibile acquistare la rivista nella versione digitale o nella versione cartacea.


by Luciano Zerbinati

THE MODIGLIANI CASE: CONFLICTS ARISING FROM INTEREST

A legal War for Attributions 

The presence of certain non-authenticated paintings in one of the archives collecting works by a certain artist has been in the news a lot lately. It is quite clear we are speaking about dead authors who, throughout their lives, had never took care of setting up an archive of their works.

This is what had been happening until the 1970s and 1980s. Today, artists on the market create an archive of their works and publish general catalogues themselves, keeping them up-to-date.
Sometimes, it may happen that archives aimed at the promotion of works are created many years after the artist’s death. These “second” archives generally oppose already existing ones.
Usually, such opposittions lead to judicial procedures and charges of falsification. The purpose of those who build up an archive should be that of authenticating unknown and unreleased works by the artist, promoting a better knowledge of his/her work and producing a catalogue. If this were the case, logically, one would think that different sources of knowledge and experience should be compared, in order to take decisions that protect the artist’s reputation.

Relying on a judge to solve authentication controversies is a self-defeating approach from all viewpoints, as the reader knows very well.

A judge can only appoint a technical advisor. You might as well summon archive supervisors, let them decide and have them write a memorandum on their evaluations; if they are not in agreement, you may appoint an external expert.

Among the many cases of disagreement between archives, the one collecting Modigliani’s works deserves some more attention.

Somebody claimed some forgeries were on show at the recent exhibition in Genoa. Granted that fakes of Modigliani’s works set the standard thanks to the well-known trick played by a group of young men from Livorno, an artist whose works are worth a lot of money arouses great interest. In the US, the foundations dealing with Warhol and Basquiat do not authenticate works anymore, with the exception of, perhaps, works they have in their possession. In Modigliani’s case, courts acknowledged archive rights to Christian Parisot.

In France, the Wildenstein Institute and Marc Rastellini keep their own archives of Modigliani’s works and sometimes do not agree with attributions made by the Modigliani archive. In the US, somebody proposes to publish a new catalogue of the artist’s works.

If all these historians were interested in merely cultural perspectives, there would have been a greater spirit of collaboration and an up-to-date catalogue could have been published, at last.

On that note, I believe that wars are made for power, because power creates wealth. We live in times when we have to cope with different kinds of war we are kept abreast of without interruption.

As art lovers, we all hoped we would never witness a war among art historians.

This article is in the n. 5/2017 of ARTEiNWORD. You can buy the magazine, digital or paper edition.