Grandart 2018 - Milano

Guarda chi si rivede: la pittura

Ancora a caldo, appena conclusi i tre giorni di attività della fiera GRANDART al The Mall di Milano, alcune riflessioni sullo sviluppo e crescita di questa neonata, ora al suo secondo anno di vita.

Nata per imprimere nel ‘liquido’ mondo dell’arte attuale un preciso segno o, meglio, per inviare un segnale, di quanto una parte non certo irrisoria di operatori nell’ambito del settore avverte e spesso subisce. GRANDART reclama un suo posto.

Il concept di questa nuova art fair milanese si basa sulla percezione di un divario, ormai netto, tra le proposte di un mercato che sembra seguire logiche più vicine alla gestione di portafogli azionari, con scelte davvero ‘astratte’ nel concreto, e l’assoluto piacere che il collezionista – o aspirante tale – ricava della ricerca e scoperta del ‘pezzo’, e non solo del prezzo. Si tratta di un’interessante spia che rivela esigenze che vanno pian piano aggregandosi, ancora immerse in un divenire, con zone brillanti e altre inevitabilmente più opache.

L’iniziale restrizione di genere, (prevista nella prima edizione di GRANDART) è stata superata in questa, dove evidentemente è prevalsa l’idea che dividere ancora l’arte fra figurativa e astratta, sia una convenzione fuorviante. Quello che si vuole ribadire sembra essere invece l’assoluta pertinenza del fare ancora pittura, senza sospetto di retrocessioni nostalgiche, anzi, cavalcando un ritorno a uno dei media millenari dell’arte e della storia dell’uomo. L’artista comunica, e lo fa con i mezzi che ritiene più idonei al suo sentire e alla sua epoca. Nessuno escluso, viene da dire.

Anche se, d’altra parte, sono in aumento fiere con installazioni che gareggiano in gigantismo o iper-minimalismo, immerse in atmosfere rarefatte – a imitazione delle grandi istituzioni culturali – e che sembrano costruite per decollare verso ‘nuovi mondi’, abitati da un numero piuttosto ristretto di mortali, lasciando sulla pista un pubblico di spettatori interdetti. L’arte, che dovrebbe essere prima un lusso dello spirito e dell’intelletto, è maneggiata come un brand della new economy.

Questa spettacolarizzazione, tesa a rendere eletti i fortunati che dispongono della capienza – anche di spazio – necessaria a contenere tale immensità, ha evidentemente procurato un distacco, anche concettuale, in una buona fetta degli amanti dell’arte.

Il format di GRANDART è una delle possibili proposte di riavvicinamento. Muovendosi tra le quasi settanta gallerie presenti, a un occhio attento non saranno sfuggite chicche e opere di sicura qualità, che ben definiscono il concetto illustrato da Angelo Crespi alla presentazione: “Ci sono grandi artisti che lavorano innovando la tradizione dell’arte, ci sono giovani che stanno sperimentando…, ci sono investitori che vogliono comprare cose belle, ci sono gallerie che propongono quadri magnifici. Per questo sono convinto del successo di una fiera dedicata a questo genere, che conquista quote di mercato”.

Nicoletta Zanella

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