Marzio Emilio Villa Murales di Kevin Ledo a Montreal raffigurante donna indiana

Full immersion nel Québec

 

Un’immersione totale nell’atmosfera del Québec dei nostri giorni – con la sua identità problematica, i conflitti interlinguistici, il multiculturalismo – raccontata dagli spettacoli 887 (2015), Kanata (2018) e La trilogie des dragons (1989) del commediografo e attore canadese Robert Lepage. Sono queste le tematiche della mostra fotografica dell’artista brasiliano Marzio Emilio Villa in programma fino a domenica 17 novembre presso l’Università Statale di Milano, all’interno della manifestazione “Book City 2019”. Anna Maria Monteverdi, ricercatrice di Storia del Teatro all’Università di Milano e autrice della monografia “Memoria, maschera e macchina nel teatro di Lepage” (2018), ne è la curatrice: l’esposizione si propone di realizzare un attento reportage territoriale su Robert Lepage, autore che, più di ogni altro, ha portato all’attenzione del grande pubblico la provincia canadese come crocevia di storia, culture e tradizioni molto diverse. Il termine “Québec” deriva dalla lingua degli indiani Algonchini e significa “là dove il fiume si restringe”: e il fiume è il San Lorenzo, sulle cui sponde risiede da sempre la maggior parte degli abitanti della regione, le stesse preferite dalle antiche popolazioni indiane oggi chiamate Prime Nazioni. Nei suoi scatti, Marzio Emilio Villa rintraccia le radici urbane ed etniche del teatro dell’autore canadese dando corpo a questa indagine geografica tra le lavanderie e i ristoranti della Chinatown di Montréal, i murales del graffitista Kevin Ledo e i volti dei giovani autoctoni nel métro.

 

I Nativi sono anche i protagonisti dell’ultimo spettacolo di Lepage – Kanata – firmato per il Théâtre du Soleil e andato in scena per la prima volta il 15 dicembre 2018 nello storico e accogliente spazio della Cartoucherie di Parigi, sede della compagnia francese diretta da Ariane Mnouchkine. Una comunità, quella indiana, assimilata alla società canadese attraverso il controverso sistema delle scuole residenziali cattoliche del XIX secolo. Il viaggio si snoda tra paesaggi industriali e natura incontaminata, tra spazi ora ragionati ora infiniti e figure umane intense e vissute, immortalate come in un dipinto del modernista québécois Jean Paul Lemieaux. E ancora: ecco gli hangar del Vieux-Port di Montréal – spazi non convenzionali dove avvengono i primi debutti artistici di Lepage – e gli attraversamenti storici sul San Lorenzo segnato dalle migrazioni del passato, quella “strada del fiume” che, ancora oggi, delimita la frontiera fra Canada e Stati Uniti. Infine, il quartiere di Montcalm a Québec City in Avenue Murray n.887, dove Lepage vive fino all’adolescenza; e la sede teatrale di Ex-Machina, la Caserne Dalhousie, un edificio storico che ospitava una delle caserme dei pompieri del distretto. Le inquadrature restituiscono le atmosfere dei luoghi cristallizzati nella neve o bloccati nelle lamiere della contraddizione sociale che ancora sopravvive nel territorio. In questo modo, l’operazione di Villa fornisce una forma possibile a quell’idea scenica che proprio da Lepage prende vita: la “soggettiva” di un potenziale “lettore-spettatore”. Anna Maria Monteverdi conclude: “Ci siamo interrogati su cosa parlasse di più del suo teatro e ci è bastato andare in Québec”.

Francesco Mutti

 

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