di NICOLETTA  ZANELLA

MIART, una Fiera che è diventata grande. L’evento di punta della Art week milanese, in questa edizione, si è focalizzato sul presente. Alessandro Rabottini, al comando per il secondo anno, consolida il fortunato schema, ampliando le sezioni di arte moderna e contemporanea e includendo una selezionata offerta di design da collezione. 184 le gallerie partecipanti, quasi la metà provenienti da 19 paesi diversi, un terzo al loro esordio a Miart, a partire dal gigante Gagosian, con le sue nove sedi, fino all’Andersen’s di Copenhagen; da Edouard Malingue da Hong Kong e Shanghai fino allo Studio Trisorio e alla Thomas Dane Gallery da Napoli e Londra. 

Il format 2018 ha previsto sette sezioni, che racchiudono i diversi modi progettuali del fare galleria oggi. Established, la sezione principale con il maggior numero di espositori divisi tra Contemporary, con gli  specializzati nel contemporaneo, e Master, dove lo sguardo è sugli artisti storicizzati, dai primi del ‘900 fino agli anni Novanta. Emergent, quella dedicata a gallerie internazionali interessate alla ricerca delle giovani generazioni e la sezione Generations, costituita da otto coppie di gallerie invitate a far dialogare tra loro due differenti artisti. Decades, con un viaggio ideale attraverso i decenni del XX secolo, attuando un progetto che identifichi uno in particolare. E, infine, On Demand, la sezione trasversale in cui le gallerie invitate hanno esposto opere site-specific, instaurando una relazione diretta con il pubblico. Il rapporto tra scultura e corpo, materiali e memoria, è risultato centro focale di molte presentazioni, come l’ambiziosa installazione a pavimento nello stand di Éric Hussenot, mentre Francesco Arena ha esplorato il concetto di distanza nei suoi significati formali ed esistenziali da Raffaella Cortese.

Un’apprezzata affluenza di pubblico di qualità e un grande numero di addetti ai lavori, coinvolti in una altrettanto cospicua mole di eventi, premi, mostre e performance, ha espanso in tutta la città una forza viva e creativa, a dimostrazione che l’arte resta un motore propulsivo unico.

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