David Mcenery Bottle Babies 1972 David Mmcenery Joy DAV Soresina David Mcenery Maternity Meter 1986 David Mcenery Memory 1974 David Mcenery Yoga Milk 1970 Ph. Archivio Galerie Mantovani

Lo sguardo, teneramente dissacrante, di David McEnery si posa sul DAV, Dipartimento di Arti Visive di Soresina. Gatti, cani, ranocchi, bambini e adulti sono alcuni tra i soggetti di “Joy”, la retrospettiva dedicata al fotografo britannico e curata da Stefano Bianchi e Francesco Mutti. Fino al 6 gennaio, con ingresso libero, l’invito è di lasciare a casa il cattivo umore per farsi guidare in un percorso denso di english humor e delicatezza. Qui è possibile osservare quanto l’artista, purista della fotografia, non soltanto non abbia mai utilizzato il flash ma abbia curato ogni aspetto analogico del suo lavoro. La scelta della pellicola giusta, l’attesa per giorni interi della luce ideale per l’inquadratura, l’attenzione per lo sviluppo in camera oscura e la stampa sulla carta adeguata, fanno di questa rassegna un autentico e meticoloso inno alla tradizione.

Così, i soggetti si ritrovano a indossare e interagire con oggetti di scena da lui stesso ideati e realizzati, in un teatro dell’assurdo che svela le contraddizioni del quotidiano. Il gioco pungente e la leggerezza, accompagnati da profonda empatia, fanno del maestro un esempio di ironia universale e al contempo una medicina contro la tristezza. Il modo raffinato con cui la messa in scena di situazioni artificiali si confonde con la naturalezza della vita proietta lo spettatore in una fiaba, chiedendogli di fidarsi di ciò che vede, benché paradossale. Così i gatti indossano occhiali da sole o si travestono da gondolieri, un viaggiatore distinto intento a leggere un manuale di esercizi di memoria non si accorge di indossare due calzini differenti, o ancora una donna incinta ricalca il profilo di un aspirapolvere, mentre un’altra ha la stessa acconciatura di un mocio per i pavimenti. Sono tante le gag create negli anni dal fotografo, premiate e contese da riviste internazionali come Life. Altrettanti sono i poster, i calendari e le cartoline che ci circondano, battezzati dagli inconfondibili scatti, che restituiscono, così, alla vita di tutti i giorni, la stessa a cui ha attinto, la sua arte.

 

Elena Altemura

 

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