Oscar Wilde, uno dei più lucidi epigrammisti della letteratura mondiale, rilevava che: “Il mistero della vita sta nella ricerca della bellezza”. Ed anche su questo piano, il Coronavirus ha spinto più avanti la nostra riflessione, ci ha portato su territori ignoti, ha revisionato ogni parametro tradizionale. In un mondo dove l’immagine e l’estetica rappresentano una quota importante del nostro ego, improvvisamente, l’arrivo della mascherina ha infatti cambiato molti connotati, guidando una rivoluzione copernicana che ci ha portato a nascondere il volto, ad aver paura di mostrarlo, a confinarlo dietro tessuti sempre più rigidi. E gli zigomi sporgenti, la mappa articolata delle rughe, le borse insediate sotto gli occhi di tante giovani signore, improvvisamente, non hanno contato più nulla. Tutto si è disposto improvvisamente in una logica spartana, dove ogni futilità andava abbandonata alla luce di un rigore claustrale, severo, quasi monastico. Abbiamo iniziato, tutti, quindi, a possedere un diverso senso della bellezza. Rimettendola in piedi sulle tracce dell’imperfezione, della raffinatezza dello squilibrio. Un tempo nuovo dove l’essere ha giocato finalmente la sua rivincita sull’apparire, trionfando in ogni spazio della contesa. E, per molte quarantenni sono così tornate a galla le suggestioni di un recente passato: lo shampoo realizzato in casa, il trucco artigianale appena accennato, la ruvida esecuzione di una messa in piega, ricci e capricci da domare in solitudine. L’altra faccia della luna che molte non conoscevano.

L’Islam, in questo contesto, ha provato a riproporre strumentalmente le sue leggi. Ridando slancio ai veli sul volto, alla segregazione domestica come un puntuale dettato del Corano. Un tentativo scomposto per suturare la storica faglia legata alla frontiera musulmana, quella straordinaria, antica frattura culturale che si è inerpicata, in questi secoli, su sentieri autonomi.

Storie di maschere ormai prive di mimica, lineamenti e fisionomie che hanno il colorito dei muri e l’aria indolente di quel nostro sottile veleno quotidiano.

custodisce mille interessi. Giornalista, saggista, medico chirurgo plurispecialista, ma soprattutto napoletano, il mestiere forse più difficile e complesso. Ama la vivacità culturale, le tesi in penombra, la scrittura raffinata e ribelle. Ma ama anche la genialità del calcio e la creatività dell’arte. Crea le sue rubriche settimanali su alcuni quotidiani nazionali muovendosi sul pentagramma del costume, dei new-media, della cronaca. È stato più volte senatore e parlamentare della Repubblica perché era affascinato da quella battaglia delle idee che oggi sembra, apparentemente, scolorirsi.

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