di Myriam Zerbi

Entro nel suo studio. Senza di lei. L’impressione è di commettere una sorta di gesto sacrilego.

MariaPia Fanna Roncoroni non c’è più. Se n’è andata il 18 febbraio. 

L’atelier è là come lo ha lasciato, con il suo caos disciplinato, regolato da sistemi personali di divisione dello spazio, intriso di colori e ricco di disordine creativo. Zeppo di materiali, fili e stoffe appesi in buste che pendono offrendo alla vista le loro tinte, rotoli di carte diverse, forbici, taglierini, squadre, trapani e frese, tutti insieme in un angolo, i suoi fogli di mail art sparsi sul tavolone di lavoro insieme a scritte e fotografie pronte per essere scelte e messe insieme, chiodi antichi grandi, piccoli, piccolissimi ammucchiati in casse o sparsi ogni dove, legni sbozzati, fogli ritagliati, tele preparate, lavori incominciati, supporti con partizioni geometriche che ricordano gli anni (dal 1978) in cui la Fanna Roncoroni ha dato vita e partecipato all’attività del sodalizio artistico “Verifica 8+1” (al quale la Biennale di quest’anno ha reso omaggio con una mostra alla Galleria Bevilacqua La Masa in Piazza San Marco). Sono stati trent’anni di ricerca artistica contemporanea in un luogo, Via Mazzini 5 a Mestre, dove poter far dialogare immagine, segno, parola, linguaggio sonoro, gesto, performance e i nuovi strumenti messi a disposizione dal progressivo sviluppo tecnologico. Il centro sperimentale fino al 2008, ha svolto la sua funzione, appunto, di ‘verifica’, focalizzandosi sull’arte astratta, concreta, geometrica, strutturalista, costruttivista, cinetica e sulle strutture della comunicazione, non solo visiva, ed è divenuto importante polo di documentazione sull’arte contemporanea di portata internazionale e, come dice Bruno Munari, “testa di ponte per le conquiste culturali”.

Si muoveva leggera tra le sue creazioni MariaPia con il suo corpo agile di ragazza dalle novanta primavere e altrettanti inverni. Le sue mani abituate a lavorare le materie si destreggiavano veloci, al ritmo dei suoi pensieri. Con segno netto, incisivo, scevro da orpelli, funzionale ad un raccontare teso, scabro, ora potentemente drammatico, ora delicatamente poetico, l’artista ha percorso i sentieri del figurativo per approdare naturalmente all’astrazione. Le teste ritratto in terracotta, la cui sintesi formale è carica di valenze simboliche, conducono agli ovoidi di bronzo, spaccati perché potesse sprigionarsi dal loro interno l’energia che la materia trattiene. Il lavoro della Fanna Roncoroni è concentrato sulla forza vitale che impegna e muove gli elementi organici e i meccanismi della psiche umana: gli ovoidi forati che lasciano “fiatare” la terracotta ne sono esempio come il modulo grafico-concettuale LUILEI dove la scritta LUI nera, predominante numericamente, diviene sfondo alle rare apparizioni della scritta LEI magenta (colore che in natura appartiene alla forza propulsiva della gemma e della radice) il cui tracciato diviene percorso vitale. Il segno-simbolo LUILEI, divenuto emblema del lavoro della Fanna Roncoroni, trova il loro luogo di incontro/ scontro nello spazio archetipico e mentale del labirinto, indagato e formulato dall’artista in numerose varianti plastiche e grafiche. E tutto quello che si sono sussurrati, detti, urlati, LUILEI, mutevoli stati d’animo, ostilità, dubbi, emozioni e incomprensioni, ribellioni e compromessi, tutto è materia viva, magma invisibile ed incandescente che viene serrato nei Libri Muti, sculture di gesso, legno o terracotta chiuse da chiodi antichi, essenze violate in cui il silenzio è grido. I Libri Muti, collocati su biblioteche di ferro, creano strutture volumetriche in transitori equilibri, librerie impossibili che chiamano, perentorie, come il gesto dell’inchiodare, alla riflessione. Nel museo che raccoglie nella sua casa ai Venturali di Villorba l’intero arco creativo dell’artista, icastica ed eloquente, l’installazione Muta protesta, che inchioda a coperchi di bare disegni di piccoli allievi delle scuole elementari, sensibilizza chi guarda a rivoltarsi contro l’orrore della violenza sui bambini. È dell’artista intuire ed esprimere con folgorante evidenza ciò che si nasconde tra le pieghe delle cose; l’arte, al pari della religione e della filosofia, tende all’assoluto. Tutto l’itinerario artistico della Fanna Roncoroni è dialogo vivo tra il razionale, che, per arginare l’imprevedibilità del mondo, costruisce mura di formulazioni, definizioni sulla realtà e regole, codici, sistemi, e lo spirito dionisiaco, la vitalità, la sensibilità sbrigliata, la passione, la follia del clown-artista che, libero, in sintonia con il divenire della natura guidato da potenze incontrollabili, intuisce, vede e fa vedere al di là e oltre. Al di là e oltre la fine del proprio tempo sulla terra.