Marco Del Re ha trovato a Parigi la sua consacrazione/Marco Del Re found his consecration in Paris

0
Cesare De Michelis

Cesare De Michelis

Cesare De Michelis – Nemo propheta in patria: è a Parigi che Marco Del Re, dopo una formazione romana e un soggiorno veneziano di fronte al campo dei Carmini, si trasferì nel 1988, ed è Parigi che gli rende omaggio raccogliendo sotto il titolo Avis de tempête i suoi “scritti d’artista”, a cura di Pascale Le Thorel (Beaux-Arts de Paris, pp. 218, € 22,00).

Marco aveva cominciato col teatro sperimentale nei primi anni ‘70 con il Patagruppo, che si richiamava all’esperienza di Jarry e voleva essere “gestuale e violento”, ma presto – già nel ’73 – incontrò Arturo Schwarz, amico di dadaisti e surrealisti che aveva una vivacissima galleria a Milano, il quale riconobbe il suo talento di pittore e lo convinse a una prima mostra milanese.

Sono anni di sperimentazione libera e curiosa, nei quali Marco è suggestionato da Duchamp e Picabia e interviene su una serie di Polaroid, ritoccandole, torturandole, graffiandole; le Polaroid le aveva usate a teatro per fissare i momenti delle prove e divennero un repertorio di immagini sul quale si poteva tornare per modificarlo; con analoghi propositi in questi anni Marco realizza anche dei videotape.

Se desideri proseguire la lettura dell’intero articolo, puoi andare nella sezione shop e acquistare la rivista nella versione online o cartacea

Cesare de Michelis – Nemo propheta in patria: it was to Paris that Marco Del Re moved in 1988, after training in Rome and a period spent in Venice near Campo dei Carmini, and it is Paris that now renders him homage by collecting his writings in a volume entitled Avis de tempête, edited by Pascale Le Thorel (Beaux-Arts de Paris, pp. 218, € 22,00).

Marco started out with experimental theater in the Seventies with Patagruppo, inspired by the “gestural and violent” example of Alfred Jarry. Soon, however, he met Arturo Schwartz, a friend of Dadaists and Surrealists, who had a flourishing gallery in Milan. Schwartz recognized Marco’s talent as a painter and convinced him to do his first show there.

They were years of free, curious experimentation, during which Marco worked in the molds of Duchamp and Picabia and created a series of manipulated Polaroids, scratching and torturing them. He had used Polaroids in the theater to fix moments of rehearsal, and these became a repertory of images that he could return to and modify. With similar aims he also created videotapes.

If you wish to go on reading all the article, just click our shop where you can buy the magazine, digital or paper edition.

No comments