Mafalda Pegollo - Il bacio di Giuda

L’ARTE, ULTIMO RIMEDIO PER IL DOLORE
Luci e colori dell’anima

 

NELLE SUE TELE UNO SPIRAGLIO
DI FELICITÀ ATTRAVERSO
LA DIMENSIONE ULTRATERRENA

 

Fin da piccola, Mafalda manifesta passione per l’arte, ma solo in età più matura comincia a farsi conoscere come artista, quando il dolore bussa alla sua porta e diventa attore protagonista della sua vita. La sofferenza di una madre che ha perso un figlio è indefinibile a parole, non ha forma. L’arte diventa il mezzo con cui darle consistenza e trasmetterla al mondo intero. Una missione che raggiunge il suo scopo a Milano in occasione di Expo 2015 a Palazzo Giureconsulti e al Castello Sforzesco dove “Il dolore di una madre” diventa un nodo avviluppato dentro le viscere di un ventre, un fardello di cui l’artista non si vuole liberare. Quel dolore diventa parte di se stessa e, come tale, oggetto di tutela, perché privarsi di esso aggiungerebbe solo nuova sofferenza. La materia delle opere sprigiona energia, forza, vigore, attraverso colori accesi, luminosi: i colori della sua anima. Quel dolore racchiuso dentro sprigiona fuori l’esaltazione della tenacia e della sopravvivenza agli scherzi che il destino nella vita riserba. La fragilità ti fortifica, la sofferenza è ciò che ti permette di superare le barriere. A Firenze, a Palazzo Del Pegaso e a Palazzo Medici-Riccardi i mari dell’artista colpiscono per impeto e vigore, i fiori che, mossi dal vento, non si spezzano, irrompono con energia: una metafora della vita. Ed è la vita ad aver tradito Mafalda, come Giuda con Gesù, regalandole una felicità poi ingiustamente sottratta: in pochi anni il destino ha travolto l’artista lasciandola orfana e vedova a affrontare la morte improvvisa del figlio Lorenzo.

La Pegollo non vive, sopravvive. Tuttavia, nelle sue opere c’è ancora uno spiraglio di felicità nel ricongiungimento con il figlio attraverso la sfera onirica, nella tenerezza di cuori pulsanti, che volano nel cielo, verso l’alto, oltre le nuvole. Sono dipinti carichi di simbolismo, che hanno recentemente riempito le stanze di Palazzo Pretorio ad Anghiari, del Museo Leonardiano di Vinci e del Palazzo Gallio di Gravedona, fino ad arrivare a Londra a Trafalgar Square e nel Castello di Dubrovnik, opere che presto verranno esposte nel museo di San Francesco di Spoleto, a Berlino, a Tirana, a Dubai. L’artista crede che ci sia un Dio che decide per noi, attori passivi delle sue azioni e ha fede nella presenza del suo Cuore con i baffi Lorenzo in una dimensione ultraterrena dove un giorno avverrà il ricongiungimento definitivo, non più nei suoi dipinti, non più nei suoi sogni, ma in un incontro fra anime.

Eleonora Cantoni

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