Fuori, l’auto era lunga, nera, obesa, direi funerea. Dentro, poche persone transitavano in platea, si fermavano per un breve saluto, forse una preghiera, per transitare via.

Caldo d’agosto. Asfissiante. Molte telecamere stazionavano nei dintorni. In questi giorni, non si sa di cosa parlare. Un lutto, in qualche modo, fa spettacolo. E poi, ci saranno sicuramente vip, personaggi della tv, del teatro, dello spettacolo che verranno, parteciperanno, si faranno vivi… Niente. Le morti sono così. Se scompari sotto ferragosto c’è poca gente disposta a venirti a salutare. Ognuno, di questi tempi, sta altrove. E la scusa appare più che plausibile. Ecco che, quindi, i microfoni si devono accontentare di qualche politico del passato, di qualche attrice di ieri, di qualche sconosciuto. Ognuno sembra disposto a giurare. Franca? Un’amica di vecchia data, la conoscevo almeno da cinquant’anni. Chissà se sarà mai vero.

I teatri, ormai, bloccati dopo il lungo lockdown, si riempiono così. Con le camere ardenti, con gli epicedi, con le salme depositate sul palcoscenico, col solito picchetto d’onore dei vigili urbani. Un rito sempre uguale, una storia che si ripete con le stesse formule e gli stessi contenuti. Molta gente passa distratta, magari col gelato in mano.

La solitudine del palcoscenico è anche questa.

custodisce mille interessi. Giornalista, saggista, medico chirurgo plurispecialista, ma soprattutto napoletano, il mestiere forse più difficile e complesso. Ama la vivacità culturale, le tesi in penombra, la scrittura raffinata e ribelle. Ma ama anche la genialità del calcio e la creatività dell’arte. Crea le sue rubriche settimanali su alcuni quotidiani nazionali muovendosi sul pentagramma del costume, dei new-media, della cronaca. È stato più volte senatore e parlamentare della Repubblica perché era affascinato da quella battaglia delle idee che oggi sembra, apparentemente, scolorirsi.

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