L’ultima provocazione: il water d’oro di Cattelan / Cattelan’s latest provocation: the golden wc

Lorella Pagnucco Salvemini
Direttore ARTEiNWorld

EDITORIALE / di LORELLA PAGNUCCO SALVEMINI

Signore e signori, il Trash è servito

Finora, avevo cercato di mantenere un serafico, altezzoso silenzio sul water d’oro di Maurizio Cattelan. Ma quella tazza di 18 carati, probabilmente, merita qualche riflessione. Intanto, non è un lavoro destinato ad arredare una residenza Kitsch di qualche sceicco, a far pendant con la rubinetteria realizzata nello stesso materiale. Qui, avrebbe comunque avuto una sua logica: una grossolana esibizione di ricchezza da parte di chi è privo di educazione estetica.

Il wc di Cattelan, diversamente, si trova in uno dei più accreditati templi dell’arte contemporanea mondiale: il Guggenheim Museum di New York. E non è messo lì come un’opera d’arte qualsiasi, per essere guardata e non toccata. Come, per restare in tema escrementizio, un qualsiasi Orinatoio di Marcel Duchamp, o una qualsiasi Merda d’artista di Piero Manzoni. Troneggia, in tutto il suo luccicore abbagliante, nel gabinetto unisex al quarto piano del candido edificio partorito dalla mente di Frank Lloyd Wright. Abbinamento, già di per sé, in grado di provocare in persone minimamente assennate un moto sussultorio da ottavo grado della scala Richter. Chiunque, con la modica spesa di 25 dollari – il prezzo del biglietto di ingresso – si può accomodare e provare il brivido di espletare i propri bisogni fisiologici nel water closet d’artista. Ed eccoli, tutti in fila, i visitatori ad attendere pazientemente il proprio turno, per vivere quanto i comunicati stampa della prestigiosa istituzione consigliano come una “opportunità unica e intima di trovarsi faccia a faccia con un’opera d’arte”. Fruibile e non più solo contemplabile.

Ma fanno davvero? Lasciamo stare Cattelan, che il suo mestiere di provocatore e pubblicitario sa svolgere in maniera superlativa.

Un genio, nel suo campo. La gente e i critici e il direttore del museo, Richard Armstrong: tutti convinti, chi di proporre, chi di approcciarsi a una sublime esperienza estetica? Spirituale, anzi, secondo una dichiarazione dello stesso autore. Neanche un dubbio o, in subordine, un tentennamento? Nemmeno un barlume di buon senso o, in sua mancanza, un briciolo di buon gusto? Nessuno che si senta beffato, deriso, manipolato?

America è il titolo dato dallo stesso Cattelan al cesso d’oro, implicitamente suggerendo fin troppo facili associazioni fra l’opera e la nazione. Volgari e ingiuriose, ovviamente, com’è nel suo stile.

Dunque, da Paper toilette (la rivista da lui fondata) al golden wc: i cultori del trash sono serviti.

[Nella foto “America – di Maurizio Cattelan” – photo credits: www.guggenheim.org/]

EDITORIAL / by LORELLA PAGNUCCO SALVEMINI

Ladies and Gentlemen, Trash is served

So far, I have tried to maintain a seraphic, haughty silence on Maurizio Cattelan’s golden toilet bowl. Nevertheless, that bowl made of 18-karat gold probably deserves some reflection. First, it is not something intended for decorating the Kitsch dwelling of some sheik and matching his golden bathroom fittings. After all, it would have had some logic: a coarse display of wealth made by someone devoid of aesthetic education.

Quite differently, Cattelan’s toilet bowl is on show in one of the most respected temples of contemporary art in the world: the Guggenheim Museum in New York. Visitors are not invited to look without touching, as it happens with any other work connected with droppings – for instance, works such as Marcel Duchamp’s Orinatoio and Piero Manzoni’s Merda d’artista. Cattelan’s toilet sits enthroned in all its blinding glimmer, in the unisex restroom on the fourth floor of the snow white building created by Frank Lloyd Wright. This match is in itself able to cause an earthquake of eight on the Richter magnitude scale in any remotely sane person. Anyone, for the low price of $25 – the ticket price – can sit down and feel the thrill of doing their business in the artist’s water closet.

And here they are, everyone in line, waiting patiently for their turn, to try what the prestigious organisation’s press releases recommend as “the unique and intimate opportunity to come face to face with a work of art”. Usable, not just admirable. Are they serious? Let alone Cattelan, he is an agitator and advertiser, and is very good at his job. A genius, in his eld. But are people, critics, and the museum director – Richard Armstrong – really convinced they are recommending and approaching a sublime aesthetic experience? Even spiritual, according to the author. Not a doubt, nor a demurral? Not even a glimmer of common sense or, without it, of god taste? Does not anyone feel tricked, mocked, handled?

America is the title of Cattelan’s golden toilet bowl, a name that implicitly suggests way too easy comparisons between his work and the United States. Coarse and offensive associations, of course, in Cattelan’s style.

From Paper toilet (the magazine he founded) to the golden wc: the followers of trash are served.

[In the header image “America – by Maurizio Cattelan” – photo credits: www.guggenheim.org]