MOMA Studio - Desenzano del Garda (BS) - Un momento dell'inaugurazione

QUELL’ATAVICA CONTEMPORANEITÀ
In rassegna gli arazzi e i défilage della virtuosa della Fiber Art

Oggi più che mai, l’arte contemporanea astratta è chiamata a modificarsi e vivificarsi per continuare la parabola ascendente da cui è iniziata mentre Fontana tagliava la sua famosa tela: e se il ‘900 è stato, come dice Vittorio Sgarbi, il secolo del design, il nuovo millennio esordisce con la sfida, sempre più incentivata dagli addetti ai lavori, di integrare arte e design in una nuova fruibilità domestica – a oltre cento anni di distanza, la lezione di Le Corbusier riemerge gradatamente e con nuovo slancio, dopo aver fermentato in maniera sparsa nelle avanguardie.

Arte da vivere, come installazione, arazzo, complemento d’arredo, nello spazio della propria abitazione. Ma non in serie, tenendo sempre presente la peculiarità pregiata del pezzo unico, archiviato, collezionato, irriproducibile.

È ciò che si propongono di mostrare tre donne con l’esposizione “Dal Filo al Di-Segno”. Giocando sulle parole che intessono un tracciato intorno al design, una critica d’arte, Maria Elena Loda, e una architetto, Marika Amadori, accoglieranno, nello spazio arredato del MOMA Studio di Desenzano del Garda (BS), le trame e gli arazzi, i défilage e i quadri a sfilacciamento, della virtuosa della Fiber Art Rosa Spina, scoperta negli anni ’60 da Mimmo Rotella e da Pierre Restany, rappresentata dalla Minotauro Fine Art Gallery.

La Fiber Art, corrente sia antica che modernissima di espressione tessile, verrà esposta come concetto non più solo fine a se stesso, ma da unire in armonia con i nuovi colori, le recenti tendenze, le formule abitative nel campo dell’arredamento d’interni e dello studio architettonico del vivere la casa, secondo la filosofia più pura dell’art de vivre, in cui l’opera non rimane sigillata in un caveau o messa a caso in una parte della propria dimora slegata da tutto, ma fatta interagire con l’ambiente, in maniera da ricreare quell’armonico senso minimal che già il Feng Shui invitava a coltivare.

Rosa Spina, grazie alla sua “atavica contemporaneità”, reduce da ottime vendite proprio per la versatile ecletticità che le sue forme e i suoi colori propongono, viene vista oggi dagli architetti come una artista che sposa bene il concetto spaziale e emotivo che una casa nuova e anonima richiede per poter prendere la propria personalità, aprendo così la via al connubio, sempre più stretto, tra arte e architettura, dove l’arte non si limita semplicemente ad una funzione ornamentale, ma arreda e partecipa della casa, la rende confortevole, si avviluppa attorno a lampade, si srotola sopra tavoli, si cala da vetrate, plasmando questa machine à habiter, bella e funzionale nello stesso tempo, quale veniva auspicata da Le Corbusier ancora un secolo fa.

Antonio Falbo, Maria Elena Loda, sullo sfondo opere di Rosa Spina
Antonio Falbo, Maria Elena Loda, sullo sfondo opere di Rosa Spina

ROSA SPINA
Fino al 10 gennaio
MOMA Studio
Desenzano del Garda (BS)

Antonella Piazzolla

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