Luca Alinari: la mia prima mostra e la tua ultima

Mai curato prima un catalogo, mai tenuta una presentazione e mai allestito una mostra. Per me era tutto nuovo quando lo scorso settembre mi venne chiesto di curare la mostra “Stato di Grazia” del maestro Luca Alinari. Ero spaesato e non avevo la minima idea di quali fossero i passaggi per costruire un testo sul lavoro di un artista che non avevo nemmeno mai conosciuto personalmente. Mi venne dato il suo numero di cellulare e decisi di chiamarlo, dall’altra parte della cornetta trovai una persona accomodante, disponibile e generosa. Generosa del suo tempo e della sua esperienza. Ci sono artisti che quando hanno a che fare con un giovane tendono a marcare la loro posizione di superiorità: Luca non era tra questi. Preferiva mettersi alla pari e lasciar parlare me. Mi chiese subito cosa pensassi riguardo alle sue “Equazioni Mentali” e quando giunse il momento di spiegarmele non fece il professorone, cercò un dialogo sincero e un tono ironico. Sembrò una chiacchierata tra vecchi amici d’infanzia e nessuno dei due si accorse delle ore che passavano. Per diversi giorni ci sentimmo assiduamente e mi resi conto solo alla fine del testo che stavo guardando il mondo con i suoi occhi. Non era merito mio essere aver scritto qualche pagina sulle ultime opere, era merito suo essere riuscito a comunicare così efficacemente a una generazione distante oltre cinquant’anni. Aveva una parlata chiara, lenta e decisamente enfatica. Cadenzava ogni parola e ogni sillaba e alternava lunghe pause a leggeri sbalzi di voce. Le prime chiamate mi faceva sorridere sentirlo parlare in maniera così concitata delle più piccole cose, come della colazione che aveva appena consumato. Mi abituai in fretta a quel timbro caldo, a volte un po’ burbero, ma di una sincerità spiazzante. Mi destabilizzava la sua normalità. Avevo un’immagine probabilmente inverosimile degli artisti e pensavo che fossero figure geniali, distanti e inarrivabili. Invece Luca cercava le persone e cercava la compagnia. Adoravo la sua raffinatezza nel dialogo e la sua profondità nelle riflessioni.

La prima volta che lo vidi fu proprio all’inaugurazione. Io ero molto emozionato e non mi rendevo del tutto conto della fortuna di poter iniziare con una sua personale. Mi ero preso a cuore il suo lavoro e volevo fosse tutto perfetto quella sera, ma appena lo incontrai mi accorsi subito che aveva lo sguardo stanco e gli occhi velati. Sapevo che lottava da tempo con quel male che se l’è portato via ma, come succede sempre in quelle occasioni, si cerca di nascondere ogni turbamento e di immobilizzare l’espressione in un sorriso. Così fece lui, così feci io. Dopo la presentazione mi strinse la mano e mi ringraziò. Non si complimentò dicendo bravo o qualsiasi altra parola più scontata. Disse solo “grazie”.

Luca Alinari e Cesare Orler. In secondo piano, Giovanni Faccenda.
Luca Alinari e Cesare Orler. In secondo piano, Giovanni Faccenda.

Questo grazie era più pesante di tutti gli altri complimenti, perché non era una frasetta di rito detta tanto per dire. Avevo imparato che Luca non parlava se non ne valeva veramente la pena.

Prima di lasciare la mostra mi disse: “mi raccomando Cesare, chiamami ogni tanto. Voglio parlarti delle prossime opere”. Chiunque altro si sarebbe goduto gli applausi fino all’ultimo e avrebbe cercato di fermare l’attimo e gongolarsi di gioia per il proprio successo, lui invece aveva già in mente altre opere e ci teneva a condividerle.

Riuscii a chiamarlo una sola volta, la mattina. Il pomeriggio non riusciva a stare al telefono perché era tanto stanco e voleva essere attento e concentrato durante le nostre chiacchierate. Gli dissi che nella confusione generale dell’inaugurazione aveva firmato autografi su molti cataloghi ma non sul mio e desideravo un suo ricordo. Pochi giorni dopo, tornando a casa trovai il catalogo dedicato. Quella fu l’ultima volta che lo sentii.

Non mi è mai successo di incontrare una sola volta una persona e avere a mesi di distanza dei ricordi così vividi e sono felice di riscontrare la stessa esperienza in molte altre persone. Luca riusciva a lasciare un segno con un unico tocco non solo sulla tela, ma anche nelle persone.

Grazie Luca.

 Cesare Orler

Il funerale si terrà martedì 19 marzo nell’Abbazia di San Miniato al Monte a Firenze alle ore 15:00

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